Cristian non può diventare italiano perché Down

Cristian nuota bene, gioca a calcetto e con i suoi tempi ha preso anche la licenza media, ora è in seconda superiore. È nato e cresciuto a Roma, 18 anni compiuti il 25 novembre, dunque è maggiorenne. Eppure non può diventare cittadino italiano, perché ha la sindrome di Down. Com’è possibile? “La prima volta me l’hanno spiegato all’anagrafe in maniera brusca – racconta Gloria Ramos, mamma di Cristian – ‘Non si faccia illusioni’, mi ha detto sgarbata una signora allo sportello, ‘non lo stabilisco io, ma la legge’. Mi ha tagliato le gambe: ho cresciuto da sola questo ragazzo convinta che a 18 anni avrebbe preso un documento, un’identità. In Colombia, il mio Paese d’origine, non sanno neanche che è nato, in Italia non lo vogliono. Che ne sarà di lui?”.

Alla signora Ramos l’hanno comunicato a voce, una seconda volta anche in prefettura: “C’è un buco legale, hanno ammesso”. I ragazzi come suo figlio, le hanno spiegato, sono considerati incapaci di prestare giuramento, passaggio finale e indispensabile per diventare italiano. E gli unici che hanno accettato di occuparsi del caso sono gli operatori del “Telefono D” dell’Associazione italiana persone Down.

Pensare che Cristian sarebbe stato italiano se il padre l’avesse riconosciuto: “Ma quando ha saputo che era malato m’ha detto, in romanesco, che ti tieni a fa sta croce, mettilo in istituto… Io mi sono dedicata ancora di più a mio figlio. Fa sport, suona, è diventato un ragazzo socievole, aperto, presente, conosce la differenza tra il buono e il cattivo. Ma non può prendere la cittadinanza… “.

L’ha spiegato bene a una mamma albanese con lo stesso problema di Gloria l’esperto legale del portale Stranieri in Italia: “L’incapacità legata ad un qualsiasi tipo di patologia mentale che limita la capacità di intendere e di volere fa sì che lo straniero non sia idoneo ad accedere alla cittadinanza poichè non può essere considerato capace di manifestare autonomamente la propria volontà e desiderio di diventare cittadino italiano”.

Sembra incredibile, eppure l’avvocato Gaetano De Luca, legale della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha), lo legge in un decreto del ministero dell’Interno datato maggio 2011 in cui si respinge la richiesta di cittadinanza di un disabile: “…la condizione di incapacità di intendere e di volere di un soggetto comporta l’inidoneità dello stesso a formulare una consapevole manifestazione di volontà diretta all’acquisto della cittadinanza”. Ricorso al Tar, in attesa di risposta: “E’ profondamente ingiusto – dice -. Ed è anche contro la legge. L’Italia ha ratificato la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità che all’articolo 18 stabilisce: il diritto alla cittadinanza non può essere negato per motivi legati alla disabilità”.

Dal Viminale fanno sapere che la questione è arrivata fino al ministro Anna Maria Cancellieri, che è rimasta molto colpita da queste storie e ha promesso di approfondirle per trovare una soluzione.

da Il Corriere della Sera del 29/01/2013

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