Stampe tattili, opere in 3D, video la sfida dei musei per tutti

VENEZIA. Il profilo si increspa, pronto a rompersi da un momento all’altro. E’ immensa e stilizzata. Piena di riccioli e piccoli segni da un lato e di pianure d’acqua estese dall’altro. E per «vedere» tutto questo, bastano i palmi delle mani. Chi può, vede l’onda e poi la tocca in una realtà aumentata. Chi non può la «vede» solo con le mani. Accade fino al 3 novembre al museo d’Arte Orientale, nella mostra «La grande onda di Hokusai. Toccare il sentimento della forma». Lì, a Ca’ Pesaro, le due onde sono accostate: c’è la stampa famosa arrivata a Venezia in prestito dal Museo Chiossone di Genova e il modello in gesso alabastrino del museo tattile di pittura antica e moderna Anteròs di Bologna. Quello che non si vede con lo sguardo si sente al tatto. E così la mostra, con una piccola accortezza, è diventata accessibile anche agli ipovedenti e ai non vedenti. Non sarà l’unica. Nel tavolo di confronto che i musei veneziani (tutti) hanno inaugurato ieri per parlare di accessibilità per ipovedenti e ipoudenti, c’era un programma ampio per il futuro. Che parte da un’idea semplice: rendere accessibili a tutti i musei non solo è un atto di civiltà ma può migliorare la visita a tutti. «Gli strumenti di accessibilità rendono più bella e interessante la visita anche, ad esempio, ai bambini – spiega Fiorella Spadavecchia, direttore del Museo di arte orientale di Venezia – sono due strade che si mescolano. Si rende accessibile a tutti l’arte e si offrono opportunità mettendo così tutti gli ospiti a proprio agio». E così nasce l’idea di inserire codici QR code in tutte le opere per dare una «lettura» veloce alle stesse grazie agli smartphone. Con la stessa tecnica una startup di Ca’ Foscari, Veasyt, preparerà una guida in lingua dei segni, Lis. E ancora, i vecchi pannelli di difficile lettura saranno sostituiti da video e tavole tattili che racconteranno nei particolari le figure del teatro delle ombre, con tutti i dettagli di intaglio, le zigrinature, le imperfezioni. E ci saranno, se si troveranno i fondi, i modellini 3D delle 10 più importanti opere del Museo Archeologico. «Solitamente la visita tattile viene riservata per opere di minore importanza perché non si rovinino – spiega Michela Sediari, direttore del Museo archeologico di Venezia – non ci sembrava giusto e ci siamo chiesti come fare. La risposta è arrivata da una start up dello Iuav. Si tratta di una sperimentazione che utilizza il laser per riprodurre i modelli in 3D e per gli altri visitatori si aprirà la possibilità di una realtà aumentata in cui, ad esempio, ricostruire le varie fasi di un restauro. Il costo? Intorno ai 50mila euro». Il precursore è stato il museo Correr con la mostra di storia del bronzetto, negli anni ’90. «Siamo stati i primi a farlo, sì ma ora è il momento di guardare avanti – spiega Caterina Marcantoni dell’ufficio attività educative dei Musei Civici veneziani – presto ogni sede in collaborazione con “Radio magica libera tutti”, avrà la sua storia. Che collegandosi al wifi i bambini potranno sentire. Si tratta di storie pensate appositamente per i più piccoli con un attenzione particolare ai disturbi dell’apprendimento».

di Alice D’Este

da Corriere del Veneto del 17-10-2013

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