“L’idea paralimpica abbatte le barriere”

I Giochi di Sochi saranno la sua 12ª Paralimpiade: a quattro edizioni ha partecipato come atleta, alle altre come dirigente dello sport italiano. Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, dal 2000 è il timoniere di un settore che è decisamente cresciuto in fatto di numeri e qualità. Ha guidato gli sportivi con disabilità a diventare atleti. Pancalli come pentatleta e, dopo l’incidente in gara, come campione di nuoto paralimpico sa di cosa ha bisogno un atleta. Per questo il Cip ha lavorato in questi anni e nell’ultimo periodo è riuscito a mettere in campo progetti per offrire agli atleti le condizioni migliori per prepararsi. Anche in vista dei Giochi di Sochi.

Che cos’è il progetto Sochi 2014?
«Abbiamo messo l’atleta al centro di un programma che prevede un maggiore sostegno sotto diversi punti di vista. Per reggere la concorrenza agonistica con le altre nazioni, occorre poter fare un certo tipo di allenamento che prevede anche stage all’estero per trovare piste innevate. Il progetto Sochi 2014, come quello per Rio 2016, intende dare una costante attenzione all’atleta per una preparazione che, per dare buoni risultati, non può essere altalenante».

Le attività del Cip qualche mese fa hanno rischiato di fermarsi per un taglio dei finanziamenti, poi rientrato. Il pericolo è superato?
«Ogni anno mi tocca consumare le ruote della mia carrozzina per chiedere finanziamenti allo Stato. Il ministro Del Rio ci ha rassicurato sull’arrivo di tutti i fondi assegnati. Ho anche chiesto di trasformare il Cip in un ente pubblico, per evitare di bussare alle porte ogni fine d’anno. E come fase interlocutoria, abbiamo chiesto di adottare almeno una programmazione finanziaria su tre anni, come avviene per il Coni».

Alla crescita dei risultati sportivi ha contribuito anche il passaggio del settore agonistico alle Federazioni. Un trasferimento che pare si sia fermato.
«Per alcune discipline, come l’atletica e il nuoto, ci saranno modalità organizzative nuove. Per il momento non sono in programma ingressi in altre Federazioni».

Quali sono le novità nella promozione dello sport?
«Il bando-scuola quest’anno, grazie alla collaborazione con Enel cuore, può premiare 40 progetti, il doppio rispetto la scorsa edizione. Non si tratta di elargire soldi alle scuole perché realizzino un’attività. Questo tipo di bando fa nascere sinergie fra scuola, società sportive, associazioni per avere progetti articolati e duraturi».

L’attività sportiva non è considerata una priorità
«Lo sport non è vincere una medaglia. Lo sport è uno strumento educativo. L’insegnate d’italiano usa i libri di grammatica, quello di educazione motoria trasmette cultura attraverso le regole delle discipline sportive. Lo sport è un diritto non è un regalo da parte di scuole o di centri sportivi. È un alleato della disabilità. Il Cip lavora perché ci sia questa consapevolezza. Le famiglie devono essere in grado di accedere allo sport, un genitore deve poter portare suo figlio disabile in una piscina accessibile. Le famiglie devono generare domanda di sport a cui deve esserci una risposta. È una legge di mercato ».

Personaggi famosi, diventati campioni paralimpici, come Assunta Legnante, Annalisa Minetti e Alex Zanardi, sono stati determinanti nel far conoscere il movimento. Sono stelle che illuminano o la loro luce rischia di tenere nell’ombra tutti gli altri?
«Sono persone con storie umane profonde. Per il fatto di essere famosi hanno amplificato la comunicazione a tutto vantaggio dell’intero movimento. Sta al Cip pensare a tutti gli altri, perché abbiamo la possibilità di fare sport».

Lo sportivo paralimpico ha contribuito a cambiare, anche in Italia, l’immagine della persona disabile.
«Il movimento paralimpico è una visione culturale, è un’idea che rompe le barriere. I traguardi che riesce a raggiungere sono dei punti di non ritorno. Più che una rivoluzione, è un incessante processo riformatore. C’è, però, ancora molta strada da fare».

Su questa strada qual è la prossima tappa?
«Il Cip si è messo a disposizione per contribuire al programma di riabilitazione del personale militare che ha riportato paralisi o amputazioni. Il loro ingresso nel movimento paralimpico sarebbe un altro bel traguardo».

Quali sono i rapporti con il Coni?
«Buoni. Con il presidente Giovanni Malagò stiamo studiando un percorso culturale comune che rappresenti una crescita per entrambi ».

Come sta vivendo l’esperienza come assessore alla qualità dei servizi e allo sport al comune di Roma?
«A volte pare di macinare l’acqua nel mortaio. Non sono uno che si arrende e vado avanti a lavorare per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Roma ogni anno ospita tante competizioni sportive che vorrei fossero un volano per diffondere la cultura dello sport».

Si è tornati a parlare della candidatura di Roma per i Giochi del 2024. Pro o contro?
«Per ora non mi pronuncio».

di Carmen Morrone

da Avvenire del 20-10-2013

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