“Venezia un sogno, adesso New York”

VENEZIA. È sfrecciato come una scheggia bruciando 42 chilometri in un’ora, 11 minuti e 47 secondi. L’ex pilota di Formula 1, Alex Zanardi, con la sua handbike, si è riconfermato campione della Venicemarathon, ma ancora di più è riuscito nell’impresa di contagiare di entusiasmo il pubblico, mettendosi sempre in gioco. «È sempre bellissima questa maratona. Sono stato avvantaggiato perché ho le ruote», ha detto ironicamente, in riferimento al fatto che è stato il primo assoluto ad arrivare. «Ho corso insieme a Claudio Mirabile fino al trentesimo chilometro, poi mi ha consigliato di andare avanti. Mio padre mi diceva che in una gara bisogna dare il massimo, ma anche se a 47 anni ho raggiunto degli obiettivi non mi risparmio mai e la settimana prossima sarò a New York con la wheelchair dell’atletica paralimpica». Zanardi ha colto l’occasione di parlare del progetto «Bimbi in Gamba», creato per ricostruire gli arti ai bambini che li hanno persi in incidenti. Al microfono ha così raccontato l’emozione che ha provato quando si è ritrovato con una bambina che si metteva lo smalto sulla protesi, inserita da poco, mostrando ancora una volta come le barriere siano soprattutto mentali. Nel frattempo è arrivato un altro campione, Claudio Mirabile, che ha percorso il tragitto in un’ora, 15 minuti e 25 secondi. Non appena arrivato Mirabile è stato accolto da uno staff che lo ha prontamente avvolto in una mantellina termica. Terzo classificato Gian Luca Laghi con un tempo di un’ora, 24 minuti e 37 secondi, seguito da Cristiano Picco, Livio Raggino, Fabrizio Bove, Gianni Garbin, Marco Boffa e Fabio Franchetto che sono giunti al traguardo a Venezia correndo sulle 13 rampe installate per i maratoneti, ma che rimarranno fino al 10 marzo per il progetto «Venezia Accessibile». Ieri si visto chiaramente come una malattia o un incidente non spengano il desiderio di correre e come sia possibile farlo, magari non subito appoggiandosi sulle proprie forze. Lo ha dimostrato chi non solo si è fatto di corsa 42 chilometri, ma con l’occasione ha anche voluto spingere un amico, un parente o chi aveva espresso questo desiderio come ha fatto un gruppo di poliziotti di Torino. «Ecco, adesso arriva il momento più bello!». Il ragazzo diversamente abile, seduto su una nuova portantina modello francese, è felicemente trainato dai poliziotti che hanno voluto dimostrare di esserci sempre, nel bene e nel male. Con questo spirito hanno reso possibile una vera e propria corsa a chi non se lo sarebbe mai sognato. Lo stesso si è visto con maratoneti singoli, che mentre correvano spingevano una persona in sedia a rotelle dimostrando a tutti che la forza di volontà è superiore a qualsiasi fatica.

di Vera Mantengoli

da La Nuova Venezia del 28-10-2013

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