Pronto soccorso non a misura di disabile

LUCCA. Il pronto soccorso non è a misura di disabile. Lo dice l’Anffas che si fa portavoce del disagio di una madre che ha accompagnato il proprio figlio disabile al pronto soccorso del Campo di Marte per una gastroenterite con rischio di disidratazione. La signora ha segnalato la vicenda al direttore della Asl 2 con una lettera, per chiedere che si trovi una soluzione ad una situazione che di certo riguarda molte famiglie. «Era la prima volta che mio figlio andava al pronto soccorso – scrive la signora – e sinceramente pensavo che le persone con evidente disabilità avessero la precedenza come i bambini, perché in certi casi proprio di bambini si tratta. Invece no, l’attesa è stata lunga e sfibrante, mio figlio voleva tornare a casa, aveva paura, non aveva più voglia di stare lì. Finalmente dopo tre ore siamo entrati. C’erano un medico e un’infermiera che si sono profusi con umanità e competenza, ma ormai il tempo era scaduto: mio figlio, sempre così arrendevole e disponibile, non ne voleva più sapere. L’ansia e la paura accumulate nell’attesa avevano preso il sopravvento e ora voleva solamente tornare nella sicurezza di casa sua. Così, nonostante l’impegno e gli sforzi del personale, non è stato possibile completare l’intervento in modo adeguato». Insieme a questa madre, Anffas chiede se esiste o se non si possa pensare un protocollo che, tenendo conto dell’oggettiva gravità dei casi, preveda una precedenza e una maggiore tutela durante l’attesa per le persone con disabilità. E il direttore generale dell’Asl 2 Antonio D’Urso dice: «Nell’ambito dello stesso codice colore, che indica la priorità, esistono delle preferenze che riguardano bambini, anziani e, appunto, disabili. Già oggi, quindi, viene data la precedenza, a parità di codice, a questi soggetti più fragili e sensibilizzerò i nostri operatori ad una sempre maggiore attenzione alle persone con disabilità. Ho ritenuto inoltre opportuno condividere con la Regione questa richiesta dell’Anffas, che potrà essere portata e discussa anche nei tavoli di confronto aziendali con le associazioni di volontariato».

da Il Tirreno del 29-10-2013

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