Aniep: spunti e appunti sulle barriere architettoniche

Lettera al direttore
IMPERIA. “La possibilità di muoversi liberamente, è stato dimostrato, è uno degli aspetti fondamentali per il benessere psicofisico dell’individuo: da questa considerazione nasce il nostro nuovo slogan, Un pensiero si muove sempre”.

Egregio Direttore,
oggi Le scriviamo per offrire a Lei ed agli Amici Lettori alcuni spunti ed appunti sulla situazione delle barriere architettoniche nel nostro Paese.
La vita di un disabile, specialmente di un disabile motorio, come sa bene chi la vive, non è facile, e va affrontata con un particolare impegno e sforzo quotidiano.
Lo stesso può dirsi per la vita quotidiana di una persona anziana, che deve affrontare giornalmente disagi di carattere fisico e sociale.
Una di queste grosse difficoltà è costituita da un certo ordine di situazioni e di realtà che si definiscono comunemente con il nome di barriere architettoniche.
Per una persona normodotata, o comunque che non ha difficoltà motorie, una scala è qualcosa su cui si cammina, una porta è uno spazio aperto che immette in un altro spazio: per un disabile motorio una porta e una scala possono essere una barriera, qualcosa che impedisce di entrare e di uscire.
Finchè le persone con difficoltà deambulatorie non possono muoversi liberamente per soddisfare ogni propria esigenza di vita quotidiana, finchè restano bloccati nelle loro abitazioni e non possono frequentare le scuole, andare al cinema, incontrare la gente, dove c’è gente, dove le persone si muovono ed agiscono, discutono e lavorano, ecco che continua ad esistere un grave problema per la società nel suo insieme.
Per molte persone, disabili e/o anziane è già difficile uscire dalle proprie case, ma è una volta raggiunto il livello stradale che la persona scopre in tutta la loro drammaticità che cosa siano le barriere architettoniche.
Non è raro trovare, in quasi tutte le Città d’Italia, ed anche nella nostra Città di Sanremo, gradini, porte strette, ascensori troppo piccoli, autobus troppo alti, marciapiedi e corridoi troppo stretti!
Ecco che cosa sono le barriere architettoniche: è come se davanti ai quei gradini, a quelle porte troppo strette, a quegli ascensori troppo piccoli (e spesso guasti), ai quegli autobus troppo alti, ai marciapiedi troppo stretti, ci fosse un enorme cartello invisibile con scritto vietato l’ingresso ai disabili!
Purtroppo, questo cartello invisibile è da troppi anni posto all’ingresso di molte scuole, di molti cinema, di molte biblioteche, di molti musei, di quasi tutti gli alberghi, ristoranti, supermercati.
Questo cartello è purtroppo presente anche davanti a molte stazioni ferroviarie nel nostro Paese, tra cui anche la nostra stazione di Sanremo, così come – in modo ancora più grave ed evidente, trattandosi di zona di frontiera, alla stazione di Ventimiglia!
E questo cartello è purtroppo presente anche davanti a tanti, troppi, edifici religiosi: troppe Chiese presentano, infatti, anche e soprattutto a Sanremo e nelle zone limitrofe, evidenti barriere architettoniche.
Eppure, sono oltre vent’anni (dal 1989) che è stata emanata la famosa legge n. 13 sull’abbattimento delle barriere architettoniche.
Col regolamento attuativo emanato nei primi mesi dello stesso anno 1989, è stato anche stabilito che lo Stato mette a disposizione contributi anche molto importanti a vantaggio di chi di adopera per abbattere queste barriere architettoniche, per cancellare quel cartello invisibile di cui parlavamo prima.
È difficile, egregio Direttore e Amici Lettori, potervi dire in poche parole cosa questa situazione significhi per le persone che sono costrette a viverla quotidianamente: sicuramente è una grave frustrazione psichica, una limitazione dello spazio sociale e vitale della persona, una fonte di ansia e di inquietudine, di incertezza e di isolamento.
Ecco perché occorre urgentemente porre rimedio, utilizzando le norme che già ci sono ma vengono troppo spesso ignorate, a questo grave ed annoso problema: come ha recentemente stabilito anche una convenzione dell’ONU ratificato dal nostro Parlamento, i disabili devono poter vivere, istruirsi, muoversi, distrarsi, lavorare insieme a tutti gli altri.
Occorre che tutti i luoghi, pubblici e privati, siano accessibili a tutti e, a ben vedere, questo problema non riguarda solo i disabili motori, ma anche tante persone (anziani, cardiopatici, donne incinte, madri che devono muoversi con un bambino in braccio o in una carrozzina: è un problema, dunque, che riguarda vasti strati della popolazione, è un problema sociologico e di urbanistica generale.
Occorre, in definitiva, applicare coerentemente le leggi vigenti e vigilare, da parte delle Autorità competenti, sull’applicazione di tali leggi, al fine di sviluppare una moderna ed efficiente visione urbanistica generale.
Occorre anche valutare gli aspetti sociali e psicologici del problema, che impongono un approfondito ed urgente sforzo di educazione e di sensibilizzazione civica: bisogna convincerci tutti che tutte le persone, anche i disabili, anche chi fa fatica a camminare ed a muoversi, debbono partecipare lla vita attiva, e non debbono subire una segregazione che di fatto prelude loro ogni possibilità di esistenza associativa.
La possibilità di muoversi liberamente, è stato dimostrato, è uno degli aspetti fondamentali per il benessere psicofisico dell’individuo: da questa considerazione nasce il nostro nuovo slogan, Un pensiero si muove sempre.

Ringraziamo Lei, egregio Direttore, e gli Amici Lettori per la Vostra attenzione.
Ci è grato porgere a Voi tutti il nostro saluto più cordiale.
Per il Comitato Direttivo Provinciale
Il Presidente ISABELLA PODDA

da Riviera24.it del 11-11-2013

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