«Per me, in carrozzella, è sempre stato un sogno»

M i rendo conto solo adesso di aver rinunciato a sognare. Ho visitato spesso il Duomo, ci sono passato accanto mille volte, ho osservato dal basso le guglie, ho immaginato l’effetto che fa, essere lassù, a picco sulla grande piazza, con tutta la città a portata di vista. Ma non ho mai potuto salire, perché il vecchio e glorioso ascensore interno non consente a me, che vivo in sedia a rotelle, di arrivare sino in cima. E quando i sogni sono irrealizzabili, a volte, si rinuncia persino a immaginarli. Ora è diverso. Ho visto il rendering del bel progetto di ascensore trasparente esterno, che consentirebbe a tutti, finalmente, di arrivare senza disagio sino alla sommità del Duomo. Ho letto con attenzione e rispetto tutte le opinioni contrarie. Mi ha colpito la superficialità di chi sostiene che non c’è bisogno di questo elevatore, perché un ascensore «c’è già». È davvero curioso come a volte le persone, assolutamente in buona fede, non si mettano dal punto di vista degli altri, di chi, magari, non ha la forza per argomentare le proprie ragioni.

«INTERVENTO UTILE PER TUTTI» Ebbene, io penso che un ascensore è per tutti. È per me, ma anche per una mamma che vuole portare con sé il passeggino del bimbo con il quale è arrivata, da turista, nella nostra città. È per una persona anziana, che fatica a respirare, magari nella calca dei tanti turisti. È per chi è troppo grasso per affrontare i ripidi gradini. E’ per le persone deboli, che sono tante, tantissime, e non lo dicono, perché magari si vergognano. Io non mi vergogno della mia sedia a rotelle. Faccio il giornalista e scrivo, e parlo, e difendo il diritto alla bellezza, per tutti. Vorrei tanto che quell’ascensore, magari migliorato esteticamente, rimanesse per sempre. Sarebbe giusto, perché i tempi sono cambiati, perché una volta, quando il Duomo è stato eretto, nessun «paralitico» si sarebbe sognato di arrivare sul tetto. Ma oggi non è così: le persone con disabilità vivono libere e viaggiano. E spero che la Soprintendenza, che giustamente cerca di tutelare la storia, si renda conto che anche noi, oggi, facciamo parte della Storia. La nostra. In un mondo che cambia rapidamente. Ho visitato il Louvre grazie alla piramide in vetro, che è inserita nel contesto di un monumento storico sicuramente paragonabile al Duomo di Milano. Vorrei potermi sentire orgoglioso di questa città: anche questa è una sfida in vista di Expo 2015. Vinciamola insieme .

da Il Corriere della Sera del 15/11/2013

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