Stazione, la traccia per i ciechi finisce nell’aiuola

Semaforo verde, avanti dritto, svolta a destra. Bum. Percorso finito nel mezzo di un’aiuola. Nuovo tentativo, seguendo la traccia (impropria) di sampietrini decorativi: fine corsa contro una palizzata di cantiere che, comunque, porterebbe al deposito delle biciclette. Vita dura per i non vedenti che si trovano ad attraversare il piazzale della stazione di Bergamo. Mentre il dibattito estetico impazza, l’arena nuova di pacca rivela un difetto che non può essere derubricato al classico «de gustibus»: la successione delle lastre zigrinate che dovrebbe indicare la strada ai ciechi, quando esiste, diventa un capolavoro dell’assurdo. Per individuare il limite, molto oggettivo, dell’opera non serve essere esperti di sistemi tattili e affini. «È vero. Il percorso finisce nell’aiuola: ci conforta sapere che ad accorgersene sono state anche persone che ci vedono…», commenta Giovanni Battista Flaccadori. È il presidente dell’Unione ciechi e ipovedenti di Bergamo, che conta quasi mille associati, e non esita a definire «assurda» la situazione della piazza, «per la quale avevamo inoltrato varie segnalazioni, senza ottenere risposte». Il problema, in effetti, s’individua tenendo lo sguardo a terra: seguendo viale Papa Giovanni XXIII, a ogni snodo si incontrano le lastre con il percorso per chi si affida al bastone. Superato il semaforo all’altezza dell’Hotel Piemontese, ecco ricomparire la traccia: quattro metri scarsi, poi un gradino e la fantomatica a aiuola. No way . Altrove, tracce assenti.

«E dire che l’area è ampia. Venendo dall’interno della stazione è anche peggio – aggiunge il presidente -: appena varcate le porte, non si capisce più nulla. L’unica opzione è affidarsi a persone gentili e chiedere di essere “scortati” oltre la piazza». Il cantiere compete al Comune ma l’assessore ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli si mostra sorpreso: «Non ero stato informato. E appena possibile farò un sopralluogo per capire come stanno le cose». Intanto, però, di carne al fuoco in piazzale Marconi ne resta parecchia. Quello dello scalo ferroviario ormai è un tormentone: i disagi del cantiere interno (che compete alle Ferrovie) hanno appena finito di tenere banco, ma riprende vigore il dibattito, per la verità mai sopito, sull’esterno che invece è stato curato dall’amministrazione. Le panchine curve e futuristiche che mercoledì Palafrizzoni ha scelto di posare hanno provocato la reazione gelida della Soprintendenza, che con il referente Giuseppe Napoleone ieri ha fatto recapitare in municipio una lettera in cui si esplicita il «disappunto» per la «procedura seguita, che non rispetta gli accordi presi. Eravamo in attesa – spiega l’architetto Napoleone – di un progetto che apportasse migliorie, dopo che erano emerse criticità. Questo progetto non è ancora stato depositato ma apprendiamo che le panchine sono state installate». Panchine dalla forma particolare, che però il referente dei Beni culturali definisce «in contrasto con quelle precedentemente posate», a forma di parallelepipedo. Saltarelli ieri ha confermato che «in effetti il nuovo progetto deve essere inoltrato, i tecnici lo faranno a breve. Queste panche però figuravano nel piano iniziale, che era stato visionato. Siamo pronti, se non piacessero, a spostarle, a frazionarle, ma non saranno cambiate in toto: tutti devono ricordare che ci sono soldi pubblici in gioco».

Toni pacati da entrambe le parti. Ma la tensione è evidente. Nella vicenda, intanto, emerge un retroscena: l’arredo urbano fa parte del restyling della piazza davanti alla ferrovia che ha ottenuto un finanziamento regionale. Parliamo di circa 1,7 milioni, su 4,4 investiti dal Comune. Quando, a settembre, sono state tolte le palizzate, è scattato un dibattito infuocato sull’aspetto della piazza con discesa in campo anche della Soprintendenza. Ne era nato uno stop-and-go sulle rifiniture (panchine, verde da ampliare), che però ha avuto un contraccolpo: «Gli ispettori della Regione – spiega l’assessore – qualche giorno fa ci hanno fatto sapere che se non si fosse proseguito con il progetto sul quale è stato erogato il finanziamento, una parte dei fondi sarebbero stati ritirati. Le panchine erano state consegnate: le abbiamo messe in posa. Ma l’opera non è finita». E le migliorie non dovranno essere solo estetiche. Quel percorso diretto (verso un’aiuola) lo conferma.

dal Corriere della Sera del 15/11/2013

 

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