Voglia di vincere

MILANO. L’allenamento inizia girando intorno al campo di calcio a 7, su un anello di 250 metri. Al Centro sportivo scolastico di Settimo Milanese è un sabato mattina ancora caldo, il sole porta la primavera nel cuore dell’autunno. Gli atleti fanno stretching prima di dedicarsi alle specialità. C’è Mauro Perrone, più volte campione italiano nel lancio della clava, del disco e del peso. C’è Arjola Dedaj, velocista, che quest’anno ha realizzato la terza prestazione mondiale nel salto in lungo. Con loro altri ragazzi. Ibrahima Faje è un giavellottista, sua la quinta prestazione mondiale, poi gli sprinter, e a guidarli c’è Marco La Rosa, referente tecnico per l’atletica dell’Asd SuperHabily (www.superhabily.it ). Mauro ha una cerebrolesione, Arjola è non vedente, Ibrahima è in carrozzina dall’età di 11 anni in conseguenza della poliomelite. «Vogliamo dare maggiori possibilità agli atleti con disabilità di usufruire a Milano di strutture di livello e di essere seguiti da tecnici preparati dice La Rosa . La nostra associazione segue persone con disabilità sia fisica sia mentale e l’obiettivo è aprire l’accesso a più impianti possibili, con una presenza continuativa». Quando non è a Settimo, La Rosa allena i suoi atleti anche al Club Canottieri Olona, all’Arena, al Giuriati e al XXV Aprile. In Lombardia i tesserati Fispes, Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali (www.fispes.it ), sono circa una sessantina per l’atletica, nella federazione rientrano anche il tiro a segno, la boccia e il rugby in carrozzina, ma in tutto non si arriva a 70. «Le società sportive lombarde sono otto spiega Michela Dei Cas, responsabile regionale per l’atletica leggera purtroppo però manca una cultura di base dello sport per le persone diversamente abili. Eppure alle Olimpiadi di Londra 2012 Coni e Cip hanno ottenuto lo stesso numero di medaglie, anche se il Cip aveva portato meno della metà degli atleti. Un atleta disabile per allenarsi deve superare molti più ostacoli, per spostarsi, uscire di casa e raggiungere il luogo di allenamento: la sua motivazione è enorme». «Una persona diversamente abile fa sport perché lo ha deciso lui, non perché lo spingono a farlo», continua La Rosa: «E questa convinzione nell’approccio allo sport è fondamentale. Ci sono ragazzi che impiegano da un’ora a un’ora e mezza per raggiungere il campo di allenamento con i mezzi pubblici. Lo sport aiuta non solo a sentirsi bene ma anche a migliorare la propria autostima rendendosi conto dei propri limiti e delle proprie possibilità. Sorridendo, divertendosi». Anche secondo Dei Cas «vanno considerati gli aspetti relazionali: chi fa sport è meno isolato e spesso le ricadute positive investono anche il lavoro, si crea integrazione». La Polisportiva Milanese (www.polisportivamilanese.or g ) è una realtà attiva dal 79. Dice il presidente Antonio Marangoni: «Negli anni recenti la pratica sportiva da parte delle persone con disabilità di tipo intellettivo relazionale, che sono il 60% circa dei nostri 120 tesserati (contro un 40% di disabili fisici) è aumentata. Oggi per chi ha una disabilità fisica ci sono più possibilità e spazi per una vita di relazione, mentre per la disabilità mentale la situazione è ferma a 30 anni fa. Lo sport è capace di catalizzare l’interesse, aiuta a raggiungere alti livelli di concentrazione e il mantenimento attraverso la memoria del gesto. Serve però il coinvolgimento della famiglia». La Polisportiva offre la possibilità di praticare diverse discipline: dal nuoto (nella piscina di Quarto Cagnino e alla Murat) al basket in carrozzina. C’è poi una squadra di calcio a 5 composta da ragazzi con sindrome di down, autismo e ritardo mentale. E poi c’è il golf, uno sport generalmente riservato a pochi. Attraverso la terapia sportiva l’associazione Golf per la Vita (www.asdgolfperlavita.it ) lavora anche con i centri per disabili del Comune: «Il momento più bello è l’arrivo della primavera, quando si esce sui campi» racconta Pierluigi Locatelli, tecnico della Federazione Italiana Golf: «In prevalenza ci sono persone con problematiche intellettivo relazionali, soprattutto sindrome di down, in tutto ne seguiamo un’ottantina. Il golf richiede concentrazione e coordinazione, aiuta a controllare le emozioni e gestire l’ansia». C’è anche un programma sibling rivolto ai fratelli dei ragazzi disabili: «Passare del tempo insieme giocando aiuta a creare un legame fondamentale, pensando che un giorno saranno loro a occuparsi dei fratelli». Alessandro Micci RIPRODUZIONE RISERVATA Fondazione Asilo Mariuccia Si cercano volontari per il 3 dicembre (ore 18-20), in occasione del «Premio Fondazione Asilo Mariuccia» che sarà assegnato a Silvio Garattini per gli studi nel campo delle malattie genetiche che colpiscono i bambini. Compito: accreditare stampa e ospiti all’ingresso della Società Umanitaria (via Daverio 7). Da 111 anni l’ente offre accoglienza a mamme con bimbi, oltre che a
minorenni vittime di abusi, in più strutture residenziali. Tel. 02.70 63 42 32; amministrazione@asilomariuccia.it

da Il Corriere della Sera del 17-11-2013

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