Martina Caironi, medaglia d’oro alle Paralimpiadi “Lo sport fa emergere capacita’ nascoste”

Martina Caironi ha vinto la medaglia d’oro nei 100 mt piani alle Paralimpiadi di Londra 2012 con un tempo di 15” 87, ai Mondiali di Lione nel 2013 ha confermato l’oro nei 100 e con un salto di 4 metri e 25 ha conquistato l’oro anche nel lungo. Si allena per le Fiamme Gialle in Lombardia e a Milano al campo di San Donato, studia mediazione linguistica e, con un passato nella pallavolo, nel 2010 inizia a fare gare di atletica per tornare a correre. Per tornare a correre dopo l’incidente in cui perde la gamba sinistra nel 2007, all’età di 18 anni.

LO SPORT. «Se lo sport aiuta anche un normodotato a rendersi conto delle proprie capacità, per una persona disabile affiorano capacità nascoste, che vengono valorizzate» dice, «entra in campo un fattore psicologico oltre che fisico per cui aumentare le proprie potenzialità consente di fare passi avanti anche nella vita di tutti i giorni. Se dovessi pensare a qualcosa da migliorare chiederei più fondi in Lombardia per fornire i mezzi come le protesi e le carrozzine da corsa, che a volte sono molto costose, agli atleti che non possono permettersele».

IL COMITATO. «C’è da fare ancora moltissimo» dice Luca Pancalli, presidente del CIP, il Comitato Italiano Paralimpico «il diritto allo sport e l’opportunità della pratica sportiva devono essere di tutti i cittadini. Bisogna lavorare molto perché spesso questo diritto si infrange sugli impianti inadatti, c’è il problema dell’accoglienza e delle competenze specifiche richieste ai tecnici, tuttavia negli ultimi dieci anni si sono fatti molti passi avanti. C’è molto da imparare dall’integrazione tra due mondi: per i ragazzi abili che condividono un percorso con i ragazzi disabili, ad esempio le guide sportive, c’è un’educazione all’accoglienza della diversità» .Pancalli è stato atleta paralimpico di livello internazionale, otto ori, sei argenti e un bronzo nel nuoto in quattro diverse edizioni dei giochi e prima dell’incidente, nel 1981, nel quale ha perso l’uso delle gambe è stato anche un pentatleta che ha vinto tre campionati italiani giovanili.

«DIVERSA ABILITA’». «Lo sport è svago, è possibilità di staccare e uscire dalla monotonia della quotidianità» continua la Caironi «fa diventare normale la diversa abilità. Non c’è una difficoltà principale da superare, la difficoltà è la disabilità in sé, superata quella tutto è più facile e facendo fatica in allenamento si impara ad andare oltre i propri limiti e a spostare l’asticella sempre più in là». Anche secondo Pancalli «Lo sport è importante per tutti come strumento formativo e inclusivo»dice «l’identità culturale riguarda tutte le persone e l’attività motoria e il benessere fisico migliorano la qualità della vita e la salute. Per le persone disabili può essere uno strumento alleato nel processo riabilitativo e di rieducazione, ma non solo, può essere un potente strumento riabilitatore della società in sé, l’immagine di una persona disabile che fa sport è un messaggio dirompente come concetto normalizzante».

ATLETI. Molte cose sono cambiate da quando negli anni ottanta Pancalli atleta partiva per le trasferte e le gare «negli aeroporti ci chiedevano se andavamo a un qualche santuario e i giornalisti usavano termini pietistici, non eravamo atleti, ma eroi sfortunati. Poi il mondo paralimpico ha rotto gli argini, in dieci anni si sono sovvertite le mortificazioni e la dignità meritata è stata restituita. L’attenzione dei media è cambiata e si parla di atleti, non di disabili, l’approccio privilegia lo sportivo. Una volta di me si è detto ‘L’eroe sfortunato alla gara del cuore’ oggi si scrive ‘Martina Caironi vince l’oro’”. Lo sport come capacità di relazione e come immagine ponte che si rispecchia nella società civile. Oggi per Martina quello che conta è trovare sempre nuovi obiettivi ed entusiasmo, anche se non è facile ingranare subito, e lei dice di essere sempre stata curiosa e affascinata dalle cose nuove: «Prima di fare qualcosa non sai come sarà», ed in effetti quest’estate ha provato l’arrampicata salendo la Torre Stabler sul Vajolet, «mi sono buttata ed è stato bello». Un messaggio da lasciare: «Avvicinare i ragazzi con disabilità nelle scuole, perché aumentando la consapevolezza, nella sfortuna di una situazione invalidante, possano scoprire delle possibilità». (Afp)

da Il Corriere della Sera del 18-11-2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...