All’Istituto dei ciechi il buio illumina le parole

È una delle nuove location del festival, ospita famosi scrittori e un reading speciale. Vedenti e non vedenti insieme in via Vivaio.

MILANO. Parole lette e parole ascoltate. Parole recitate da autori famosi e da non vedenti che usano i polpastrelli per decifrare i romanzi. Parole che risuonano nell’ottocentesca sala Stoppani, al primo piano del-l’Istituto dei ciechi, per un pubblico immerso nell’oscurità, e parole alla luce al piano terra in sala Barozzi per riscoprire il piacere della lentezza.
L’appuntamento più originale di una location di per sé già originale, che per la prima volta ospita Bookcity, è il reading al buio di sabato mattina (già tutto esaurito) con Gianrico Carofiglio, Marco Buticchi, Federica Bosco e Emilia Lodigiani che leggeranno insieme a due persone non vedenti passaggi dei loro libri, per far provare al pubblico (bendato) la sensazione di chi legge senza usare gli occhi. Un incontro organizzato dalla Lia, progetto dell’Associazione Italiana Editori che ha portato una piccola rivoluzione nel mondo degli ebook trasformandoli in strumenti adatti alla lettura anche di chi non vede attraverso applicazioni di sintesi vocale o barra Braille. Un metodo già adottato da 50 case editrici.
Ma in via Vivaio 7, nel palazzo progettato nel 1892 da Giuseppe Pirovano dopo l’accordo del fondatore dell’Istituto Michele Barozzi con il conte Gian Pietro Cicogna, proprietario dei terreni, gli appuntamenti sono diversi. E tutti di qualità. Polo della narrativa, grazie alla sala Barozzi dove si esibiscono gli allievi della scuola media per i saggi di musica, concentra gli incontri con alcuni degli scrittori più noti nel programma. Michele Serra alle prese con le difficoltà di un padre nel suo ultimo libro Gli sdraiati (sabato alle 15) e Luis Sepulveda con Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza (sabato alle 17), le avventure del detective Pedra Delicato con Alicia Giménez Bartlett (domenica alle 12.30) e le emozioni del flamenco con Clara Sanchez e Rossella Cicero accompagnate dalla chitarra, fino alle memorie familiari Simonetta Agnello Hornby (domenica alle 16.30).
La coda all’ingresso è facilmente prevedibile. Nonostante la capienza della sala, una delle poche di tutta la rassegna a contenere 200 persone. Salone da concerti con un ampio palco, una tribuna sostenuta da colonne in granito rosso di Verona e un soffitto affrescato con i ritratti di Louis Braille, inventore del codice di scrittura per non vedenti, insieme a grandi musicisti come Mozart, Verdi, Beethoven e Rossini, è il cuore dell’Istituto di ciechi. La musica infatti è da sempre centrale nel progetto di istruzione, ancora oggi fiore all’occhiello della scuola media statale ospitata in parte dell’edificio. Ma il palazzo, che a Milano pochi conoscono al di là da sua nota facciata giallo polenta lungo via Mozart e via Vivaio, ospita opere d’arte che meritano una visita (solo su appuntamento) come la galleria di ritratti gratulatori (più di 200) dei benefattori che dal 1844 al 1968 hanno sostenuto l’Istituto, la collezione di strumenti musicali d’epoca tra cui violini e violoncelli dell’inizio del ’900 e il Museo Braille che racconta, con testi e strumenti, l’evoluzione della comunicazione scritta per i ciechi.

di Teresa Monestiroli

da La Repubblica del 21-11-2013

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