Il canestro di Filippo, in campo e nella vita

Dal 30 novembre all’8 dicembre si svolgerà, anche in Italia, l’European Basketball Week, promosso da Special Olympics, il programma mondiale di attività sportiva competitiva ma non agonistica a cui partecipano persone con disabilità intellettive e normodotati. Una settimana dove il mondo professionistico della pallacanestro è coinvolto in tornei con gli atleti Special Olympics. In Italia si metteranno in gioco 4.500 ragazzi e 3.000 famiglie. Lo sport in Special Olympics è, infatti, un alleato delle famiglie, tanto da dedicare loro un programma. Responsabili per l’Italia di questa attività sono Patrizia e Giuseppe Montemurri, genitori di Filippo, 29 anni, uno dei ragazzi protagonisti dell’European basketball.
«Quando quasi trent’anni fa nasceva Filippo – raccontano –, la sua sindrome Down ci sorprese, ci gettò nello sconforto: pensavamo che nella nostra vita non avremmo più riso.
L’incontro con l’Associazione italiana persone down e con Special Olympics ci ha fatto cambiare idea. A un certo punto abbiamo deciso d’impegnarci per aiutare altri genitori e ora curiamo il Programma Famiglie di Special Olympics. «Promuoviamo incontri per offrire ai genitori informazioni concrete su scuola, lavoro, relazioni affettive, come affrontare il momento del “Dopo di noi”. Anche le gare sono occasioni dove i genitori si ritrovano».
Ma per convincerli delle potenzialità dello sport bisogna trovare le parole giuste. «Invitiamo i genitori a partecipare alle nostre manifestazioni per constatare la crescita dei ragazzi sotto tanti punti di vista. Il ragazzo sta bene dal punto di vista dell’equilibrio psicofisico, aumenta la sua autostima, si sente responsabile, allontana momenti di noia e di tristezza.Tutto questo giova al clima generale della famiglia», precisa Montemurri. Lo sport per Filippo è stato anche la chiave che ha aperto la porta del mondo del lavoro.
«Lavora come magazziniere in un Nike store del Lazio. Ed è stata una manifestazione sportiva di basket a far incontrare Filippo e il suo attuale datore di lavoro». E lo sport sta facendo di lui una star in famiglia. «È zio di tre nipoti che adorano i suoi racconti sportivi, che sono i suoi primi fans nelle partite di basket.Trent’anni fa non immaginavamo di vivere queste gioie».

di Carmen Morrone

da Avvenire del 22-11-2013

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