“Il docufilm in onda in Rai” Appello della coreografa che fa danzare i sordi

“L’Italia deve conoscere la realtà incredibile dei sordi che continuano ad essere penalizzati in modo molto serio dal mancato riconoscimento della lingua dei segni italiana. E io, a questo fine, mi appello alla Rai perché mandi in onda il docufilm (VIDEO) che ho realizzato con i ‘The Silent Beat’, il gruppo di danzatori sordi cui insegno”.

A parlare conl’Adnkronos è Ambra Bianchini, l’unica coreografa italiana che tiene regolari corsi di danza per sordi. Classe 1979, ha iniziato a ballare a tre anni e non ha mai smesso, ma all’età di 27 ha deciso di dare una sterzata alla sua vita e così prima si è laureata in psicologia, poi ha seguito un corso di lingua dei segni italiana e ha studiato un suo metodo che l’ha condotta a creare nel 2010 il primo corso di danza per sordi in Italia. Corso che avuto immediato seguito.

Da poco, inoltre, è riuscita anche a realizzare, insieme alla Quater Video, un docufilm (www.iosegnounmondo.it) che dà spazio ai suoi ballerini con interviste, prove e molto altro volte a far conoscere i desideri e le difficoltà dei sordi. Il Museo delle arti del XXI secolo, il Maxxi di Roma, si è già mostrato sensibile e lo ha presentato alle istituzioni nei giorni scorsi ma, per Ambra, il vero salto di conoscenza potrebbe compiersi attraverso la Rai che ha una grandissima platea.

“Insegno a questi ragazzi da tre anni – racconta all’Adnkronos – sono cinque ballerine e due ballerini che in poco tempo hanno fatto progressi enormi. Il ritmo che loro seguono è visivo, è da lì che parte il mio metodo che trasforma, appunto, il ritmo, che noi udenti possiamo ascoltare, in visivo. Ed io posso spiegare tutto con le mani, proprio grazie alla lingua dei segni. Questo li rende indipendenti perché loro possono ballare da soli e andare a tempo di musica. E mentre ballano, segnano, quindi parlano e ballano contemporaneamente e il parlare diventa una cosa unica con la danza. I suoni in battere e in levare li spiego grazie alla Lis e il corpo li racconta. Se riesci a pensare come un sordo, riesci a rendere la musica visiva. Il punto è, infatti, mettersi nei loro panni. A fronte di questo – sottolinea amareggiata Ambra – l’Italia è rimasta l’unica nazione in cui la lingua dei segni italiana non venga riconosciuta. Anche l’Africa ci ha già superato”.

“Il fatto è – spiega – che il nostro Paese non vuole ancora accettare che la lingua dei segni sia una vera lingua e che per il mondo dei sordi questa sia vita. E la danza è un modo piacevole per far capire agli altri quanto sia importante questa lingua. Il messaggio che c’è dietro ogni spettacolo è infatti sempre lo stesso: ‘guardate questa cosa che è bella e sappiate che tutto questo accade grazie alla Lis’. Il mondo dei sordi chiede questo perché il riconoscimento della lingua dei segni italiana porta con sé diritti vitali, come trovare un pronto soccorso di notte, almeno uno, dove gli infermieri capiscano la lingua dei segni, oppure lasciare liberi i genitori di neonati sordi di far loro apprendere la Lis”.

“Ed invece accade spesso – dice – che quando nasce un bimbo sordo, ai genitori venga subito consigliato di non fargli apprendere la lingua dei segni, perché uccide la parola (cosa non vera). I genitori, invece, dovrebbero essere liberi, avendo la possibilità di accedere ad una informazione completa, anche nel caso in cui optino per l’impianto cocleare”. In questo quadro desolante, Ambra e i suo danzatori sentono però gratitudine per lo sprazzo di luce e l’apertura mentale di due anni fa, quando Fabio Fazio ha invitato a ‘Quello che non ho’ i ‘The Silent Beat’: cinque preziosi minuti di danza che magari hanno lasciato un piccolo ‘segno’.

Agenzia AdnKronos del 22-11-2013

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