L’odissea di Elisa, universitaria disabile sul treno regionale

SAN FELICE SUL PANARO (MO). Un viaggio di 40 minuti che si trasforma in un’odissea. Cinquanta chilometri passati quasi fosse una clandestina su un treno regionale, incastrata con la sua sedia a ruote su un vagone non attrezzato per i disabili. È la storia di Elisa Bortolazzi, vent’anni, che tutte le mattine per raggiungere Bologna da San Felice sul Panaro, zona terremotata nella provincia modenese, affronta una viaggio che sfiora l’assurdo: una vera sorpresa per Elisa, che tutto si aspettava, quando nel 2012 si è iscritta al primo anno di Giurisprudenza all’Università di Bologna, tranne che non poter raggiungere le sue tanto amate aule universitarie.

“Secondo le Ferrovie (Rfi) dovrei sempre comunicare su che treno viaggio, in qualunque parte d’Italia – racconta Elisa, che da grande sogna di diventare magistrato – e aspettare l’autorizzazione per salire. Una pratica davvero complessa, e che mi limita nell’autonomia”. Oltretutto la stazione di San Felice sul Panaro non è attrezzata per il trasporto di persone disabili e quindi l’autorizzazione che le permetterebbe di viaggiare in piena regola, non arriva mai. Elisa sale così ugualmente ogni giorno su una carrozza grazie all’aiuto della madre che si vede così costretta a chiedere continui permessi sul lavoro. Le incognite però non sono poche: “Non so mai se passa un treno che abbia le porte adatte o devo aspettare quello dell’ora successiva – racconta amareggiata Elisa -. È un mistero anche l’ascensore: potrei partire la mattina con l’elevatore funzionante e, al mio rientro, trovarlo bloccato”.

Un problema, quello con i mezzi pubblici, che non è nuovo per Elisa: “Sono andata alle superiori in un paese a 10 km da San felice e mi hanno sempre dovuto accompagnare – racconta – l’azienda del trasporto pubblico non si è preoccupata, nonostante le mie pressioni, di mettermi a disposizione un mezzo accessibile e adatto alle mie esigenze”. Ma, necessità di accompagnatore a parte, Elisa, che è appena rientrata nella sua casa dopo il terremoto dello scorso anno, nei suoi viaggi “non autorizzati” rischia giornalmente una multa e in caso di necessità per qualche guasto al treno o incidente – ma finora fortunatamente non è mai successo – non sarebbe coperta da assicurazione. Oltre al danno, la beffa: ovviamente, non essendo autorizzata e quindi per le Ferrovie dello Stato inesistente sul treno, una volta arrivata a Bologna, Elisa non può nemmeno sfruttare i servizi che, invece, alla stazione centrale del capoluogo emiliano romagnolo, sono funzionanti. Da più di un anno vorrebbe viaggiare in piena sicurezza e provvista di autorizzazione ma “il no arriva da Roma- racconta Elisa -. Mi permetterebbero di partire da Poggio Rusco, ma è lontano più di 40 km da casa mia: come ci arrivo?”

A Bologna, invece, Elisa ha ricevuto un’accoglienza inaspettata: “Sono molti i compagni di corso che si sono resi disponibili per aiutarmi ad arrivare dalla stazione in facoltà…”. Ora anche l’Università, nei limiti delle sue possibilità, sostiene la studentessa cercando un confronto con le Ferrovie. “È in corso un dialogo che ad oggi, però, non ha trovato alcuna risposta”, spiega la prof.ssa Nicoletta Sarti, presidente della scuola di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, che aggiunge: “Siamo entrati in diretto contatto con Elisa garantendole, in collaborazione con il servizio per gli studenti disabili dell’Università, supporto e un tutor che l’accompagni anche tra le varie sedi che deve frequentare”.

Non è un caso che Elisa abbia scelto proprio Giurisprudenza mentre sogna una Paese che si ispiri il più possibile al principio di uguaglianza e che elimini finalmente le barriere architettoniche. “Le leggi, così come sono, non mi piacciono, soprattutto per chi è nelle mie condizioni. Spesso – spiega – viene data molta più importanza all’estetica o alla conservazione dell’antico, senza curarsi se preservando questi valori, se ne elida uno altrettanto importante: l’accessibilità per i disabili. Il ciottolato, sarà bello e darà anche un senso d’antico, ma assicuro che essere in carrozzina e trovarsi una pavimentazione del genere, non è molto piacevole. Mi auguro – continua – che in questi anni che mi separano dalla laurea le cose cambino, in maniera tale che possa pianificare il mio futuro al pari di qualsiasi altra persona e in piena autonomia. L’Italia è un paese che ancora si deve adeguare per garantire una vita più semplice per un cittadino disabile. Mi è stato anche suggerito – conclude – di interpellare le forze politiche. Ma qui si tratta di mie diritti, quelli allo studio e al trasporto, perché dovrei rivolgermi a qualcuno per ottenere una cosa che mi spetta? Non è logico e non lo farò”. (Irene Leonardi)

da SuperAbile.it del 27-11-2013

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