Il viaggio di Pinocchio e i sogni da bar di chi mostra senza vedere

FIRENZE. La cecità può diventare un modo per vedere cose che altrimenti non si percepiscono, può essere metafora dei nostri tempi: come il grande attore non vedente di Lindsay Kemp L’incredibile Orlando o il romanzo di José Saramago “Cecità”.
Adesso a Firenze ci sono due spettacoli con protagonisti ciechi: Pinocchio leggermente diverso, del coreografo regista Virgilio Sieni, col danzatore Giuseppe Comuniello (“Cango”, da stasera a domenica, tel. 055.22 805 25) e “In fondo all’occhio” del regista argentino César Brie, interpretato da Gabriella Casolari e dal non vedente Gianfranco Berardi (sabato prossimo al Manzoni di Calenzano, tel. 055.887 65 81).
In entrambi gli spettacoli la cecità diventa un’esigenza artistica. Spiega Virgilio Sieni: «Il nostro Pinocchio si ascolta come se si fosse in una modalità nuova, è caldo come la materia del legno. L’idea dell’iniziazione della vita è il modo in cui Giuseppe ha affrontato questo lavoro, come un’ulteriore scoperta dello spazio che per lui cambia sempre. È il personale viaggio del danzatore non vedente Giuseppe Comuniello nel mondo. Giuseppe è Pinocchio, Pinocchio è la metafora di Giuseppe. Aggiungo: la cecità non è un handicap ma la possibilità di un approccio diverso o leggermente diverso». Il danzatore cieco di Sieni ha 34 anni ed è nato a Viareggio. Racconta lui stesso: «Facevo il pasticcere, sono diventato non vedente dal 2007. Virgilio mi ha inventato danzatore, venendomi a trovare all’Istituto professionale di Stato per ciechi in via Nicolodi a Firenze. La danza mi ha dato molto: in scena riesco ad essere libero e a mostrare, forse, cose che altrimenti non si potrebbero vedere. Recitando mi lascio andare e non penso a niente. La mia danza diventa un percorso ad ostacoli, come il viaggio di Pinocchio nella vita. Io e Pinocchio viviamo fra gli enigmi. Ogni volta che provo, cerco di immaginare il teatro in cui mi esibisco. Può essere ostile, ma spesso è una scatola magica, che assomiglia tanto al Paese dei balocchi: io mi devo abituare a vivere qui per la durata dello spettacolo, per mostrare agli spettatori cose che senza l’immaginazione non potrebbero mai apparire».
“In fondo agli occhi” del regista César Brie con l’attore non vedente Gianfranco Berardi mostra una barista, Italia, donna delusa e abbandonata dal suo uomo (Gabriella Casolari) e Tiresia, suo socio ed amante, non vedente. Raccontano la propria storia, i sogni mancati, le debolezze, le speranze. Il bar è metafora di un paese dove «non è rimasto più nessuno e dove ci vuole talento anche per essere mediocri ». Brie spiega: «È un’indagine che parte e si sviluppa da due differenti punti di vista: uno reale, in cui la cecità, malattia fisica, diventa filtro speciale attraverso cui analizzare il contemporaneo, e l’altro metaforico, in cui la cecità è la condizione di un intero Paese rabbioso e smarrito che brancola nel buio alla ricerca di una via d’uscita. Chi è più cieco di chi vive senza avere un sogno, una prospettiva davanti a sé, di chi essendone consapevole, non può fare altro che cedere alla disperazione»?

di Roberto Incerti

da La Repubblica del 04-12-2013

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