Perché non poter toccare le statue?

Gentile Ministro Massimo Bray [Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, N.d.R.], ho 43 anni e da poco mi sono affacciato al mondo dell’arte, un’avventura affascinante per un non vedente come me. Da tre anni lavoro la ceramica e sto imparando a scolpire il legno e il marmo.
Ho però notato, nel nostro Paese, una grave anomalia: le opere d’arte nei musei non sono accessibili alle persone non vedenti. Mi spiego meglio. Se un’opera è posta su un piedistallo alto, se è tenuta a distanza da qualcosa che la separa dal pubblico oppure se è dietro a una lastra di vetro, essa è totalmente inaccessibile per una persona che deve vedere, analizzare e conoscere solo attraverso il tatto.
In altri Paesi non è così. A febbraio, ad esempio, ero in Spagna, a Barcellona, con la mia famiglia, città in cui si trova un fantastico Museo di Arte Moderna. All’entrata, facendo dovuta richiesta ed esponendo i documenti opportuni, si ottiene un pass tramite il quale si ha diritto a toccare le opere.
Perché non capita così anche in Italia? E non si tiri fuori la solita vecchia storia che le opere d’arte si rovinano…
Infatti, le persone non vedenti al mondo sono circa tre milioni. In media si stima che quelle interessate all’arte siano il 5% della popolazione. Nel caso dei non vedenti, sono certamente meno per varie ragioni. Quindi, calcolando per eccesso, le persone interessate a toccare le opere sarebbero circa 150.000 nel mondo. Tante di queste, magari, non verranno mai in Italia. E allora lei crede veramente che un numero così esiguo di mani potrebbero rovinare le statue? Sì, perché di questo si tratta, non di quadri, ma solamente delle statue.
Ritengo dunque, gentile Ministro, che si tratti di una questione logica. Si parla tanto di diritti, di integrazione, di pari opportunità, di accesso alla cultura… Tante belle espressioni che si dovrebbero però concretamente mettere in atto. E non è giusto costruire musei apposta per non vedenti. Si deve infatti poter usufruire di quelle stesse strutture cui accedono le persone “sane”.

A questo punto mi auguro di cuore di ricevere una sua risposta, ma non una di quelle risposte “pro forma”, bensì una sua motivata opinione sulle scelte adottate, negative o positive che siano, per il bene mio e di tutte le altre persone non vedenti.

di Andrea Bianco

da Superando.it del 04-12-2013

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