Ancona: FP CGIL, Pinacoteca nel più completo stato di abbandono

ANCONA. I lettori ricorderanno certamente l’allarme lanciato nei mesi scorsi circa la desolante condizione in cui versa la Pinacoteca anconetana. Un prestigioso patrimonio artistico custodito nel più completo stato di abbandono. L’impressione generale che ricaviamo è di una gestione, pur tra reali e comprensibili difficoltà, che appare rassegnata, quasi incapace di reagire, priva di nerbo – in qualche caso di quell’alto senso di responsabilità che dovrebbe sempre caratterizzarne la funzione – e che, mestamente, accompagna un declino inarrestabile. Non si può negare che il nuovo Sindaco abbia assunto alcuni primi importanti provvedimenti. Ma lo stato della macchina è ormai tale -“peggio di quanto pensassi” da Lei stessa riconosciuto – da richiedere iniziative ben più robuste e adeguate per rompere la pericolosa continuità. Oggi, per restare nell’ambito delle emergenze culturali -che se affrontate e risolte, potrebbero costituire volani potenti e decisivi per la ripresa di uno sviluppo della Città -, segnaliamo all’attenzione generale la situazione del Museo Omero. Una legge del 1999 l’ha istituito come museo statale per far conoscere anche ai ciechi i tesori delle arti plastiche attraverso l’esplorazione tattile. Tutte le attività sono fruibili da chiunque: un museo senza barriere. Oltre 250 opere in esposizione, visitato quest’anno da 25mila persone. Una struttura unica al mondo, imprescindibile punto di riferimento per musei, gallerie e facoltà universitarie che si pongono il problema dell’accessibilità dei beni culturali. Non a caso ha stabilito rapporti di collaborazione con prestigiosi musei, dal Louvre al British Museum. E i propri corsi di formazione sono frequentati, ad esempio, da operatori dei Musei Vaticani, oltre a funzionari del Ministero Beni Culturali, della Biennale di Venezia. Inoltre le sue consulenze sono richiestissime. Dall’estate 2012 Omero ha stabilito la propria ubicazione in una sede prestigiosa, la Mole Vanvitelliana di Ancona, con una superficie di 2800 mq. Ci sarebbero tutte le premesse per un ulteriore massiccio sviluppo. Infine, la gestione. La convenzione con il Ministero Beni Culturali l’affida al Comune di Ancona, il quale assicura la fornitura di personale: 4 dipendenti (di cui due a tempo parziale) per le funzioni amministrative, e 7 funzionari specificamente adibiti alle attività museali. In mancanza di figure adeguatamente specializzate, l’Ente provvede attraverso incarichi triennali. Si tratta di operatori che hanno ormai raggiunto un alto livello di specializzazione in parecchi anni di esperienza acquisita in una struttura unica nel suo genere. Di questi sette contratti, però, uno è già scaduto, mentre gli altri sono prossimi alla scadenza. Termine, il 31 dicembre. La Legge taglia agli enti pubblici le risorse da spendere per il personale a tempo determinato: il 50% della spesa del 2009. Ma il Dipartimento della Funzione Pubblica, in risposta a quesito del Comune di Ancona, proprio in considerazione della fattispecie del Museo Omero, considera quest’ultimo rientrante in una particolare deroga, autorizzando il 100% della spesa 2009. Problema risolto? No. Ecco l’inghippo: in quell’anno il museo Omero, prima di ottenere un cospicuo finanziamento statale triennale, spendeva per la fornitura di personale (contratti di collaborazione a tempo parziale) l’equivalente di un paio di contratti a tempo determinato. In buona sostanza, secondo la legge, di 7 contratti in scadenza si potrebbero rinnovarne soltanto 2… Con la prospettiva, davvero paradossale, che dal 2014 il Museo Omero sia costretto a sospendere le attività. Assurdo, non trovate? Lo Stato prevede appositi stanziamenti, ma contemporaneamente ne determina il blocco per mancanza di personale! La soluzione non può che partire dalla stabilizzazione degli operatori, con un programma graduale di assunzioni. Questa è l’unica strada. Serve adesso una trattativa seria, da avviare con estrema urgenza, in un quadro di risposte al precariato del Comune. In questo periodo sono utilizzate nei servizi comunali circa trenta unità, tra vigili, autisti scuolabus, addetti alle mense, assistenti sociali e educatrici asilo nido. Occorre concordare un Piano d’intervento, tenendo certo conto delle altre difficoltà poste dai limiti di legge al turn over. Bisogna però fare in fretta: il 31 dicembre incombe. Deve essere garantita certezza e qualità per i servizi, superando il rischio di permanente condizione di precarietà per le strutture coinvolte. Senza contare diritti e aspettative per quanti, come i qualificati operatori in servizio al Museo Omero, attendono da ben 13 anni. (com/mgl)

da AgenParl del 09-12-2013

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