Calatrava, primo risarcimento 10 mila euro per uno scivolone

VENEZIA. Secondo il giudice civile di Venezia Manuela Bano i gradini non erano ben illuminati. E dunque, con il buio, il rischio di inciampare era molto elevato. Inoltre mancavano dei sistemi antisdrucciolo. Il famigerato ponte di Calatrava, oltre alla «saga» dei ritardi e dell’aumento dei costi di cui si sta occupando la Corte dei Conti, che ha chiamato a risponderne lo stesso architetto spagnolo ha mietuto decine di «vittime» con i gradini irregolari del suo arco ribassato e con i vetri Saint-Gobain che soprattutto d’inverno diventano una piccola pista di pattinaggio. Le cadute, più volte concluse con fratture, hanno caratterizzato soprattutto la prima fase dopo la sua apertura dell’11 settembre 2008, ma ora arriva una svolta: per la prima volta il tribunale ha condannato il Comune di Venezia a risarcire a una «vittima» con la somma di quasi 10 mila euro: 8 mila per i danni non patrimoniali, 1400 per quelli patrimoniali, a cui andranno aggiunti poi 3700 euro di spese legali. Una sentenza che rischia di essere dirompente, tanto che venerdì scorso la giunta guidata dal sindaco Giorgio Orsoni, che di professione fa l’avvocato e che ha dunque una profonda sensibilità sull’argomento, ha votato una delibera che incarica l’avvocato mestrino Andrea Cesare, fiduciario della compagnia assicuratrice che all’epoca gestiva la responsabilità civile di Ca’ Farsetti, di fare appello. «Si tratta di un precedente pericoloso con ovvio riflesso sui casi analoghi», è scritto nella delibera. L’incidente era accaduto alla signora C.R. l’8 ottobre 2008, mentre stava attraversando il «quarto ponte» sul Canal Grande dalla stazione in direzione piazzale Roma. Mentre stava affrontando la rampa di discesa, la donna era inciampata nei gradini, cadendo rovinosamente e procurandosi diverse lesioni. Circa un anno dopo, con il suo legale, aveva avviato la causa civile, contestando la responsabilità del Comune per i danni riportati nella caduta. «Presenterò l’appello per conto del Comune la prossima settimana – spiega l’avvocato Cesare – In realtà il giudice ha comunque rigettato l’accusa che il ponte sia intrinsecamente pericoloso, attribuendo le cause della caduta di allora a condizioni che poi sono state corrette». I gradini sono infatti stati illuminati e ci sono dei sistemi anti-scivolo, anche se di cadute se ne vedono ancora tante. Poche però sono quelle che, al di là delle minacce di ricorso, sono arrivate di fronte ai giudici: non più di una decina. E proprio nei giorni scorsi, oltre al ricorso vinto, c’è stata la sentenza su un’altra causa, in cui un magistrato diverso ha rigettato la richiesta. «In quel caso il giudice ha spiegato che non rinveniva alcuna situazione insidiosa sul ponte – continua l’avvocato Cesare – e che la caduta era addebitabile alla responsabilità dell’infortunato». Insomma, 1-1 e palla al centro.

di Gloria Bertasi Alberto Zorzi

da Corriere del Veneto del 12-12-2013

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