Bar e negozi: 9 su 10 vietati ai disabili

Il report di Paci (M5S): solo 24 locali su 200 senza scalini. Il paradosso dei bagni a misura di handicap ma irraggiungibili.

MASSA. Ne puoi trovare di tutti i tipi: singoli o doppi, alti o bassi, moderni o antichi, in marmo o in cemento, spigolosi o stondati, rivestiti di alluminio o di tessuto. Sono gli scalini all’ingresso di bar, negozi, ristoranti, locali vari i del centro di Massa. Scalini di cui molti neppure si accorgono. Non chi deve muoversi su una sedia a rotelle, per persone anziane, per persone con difficoltà di movimento temporaneo e anche per le mamme che portano a spasso i loro bimbi nei passeggini. Per tutte queste persone, quegli scalini sono un ostacolo a volte insormontabile, una barriera che rende inaccessibile quel locale. Matteo Paci, consigliere comunale dei Cinque Stelle, impegnatissimo nel denunciare e cercare di “demolire” queste barriere ha calcolato che nel centro cittadino il 90% dei luoghi aperti al pubblico non sono accessibili, ovvero un disabile può entrare con facilità solo in 1 negozio o bar ogni 10. «Purtroppo – dice Paci – è proprio di fronte ad un ostacolo, piccolo per un normodotato, ma invalicabile per un disabile, rappresentato appunto dallo scalino di entrata, che ti ricordi di non essere uguale alle altre persone, perché in quel momento tu devi restare fuori (un po’ come il divieto di ingresso per animali) mentre il tuo compagno di “passeggiata” può entrare (sempre stando attendo a non inciampare). Certo esiste quasi sempre, per fortuna, chi si offre di aiutarti, ma entrare con la scorta, e a volte, se il gradino è troppo alto o doppio servono due persone, è ancora più umiliante, dato che vieni osservato come il fenomeno da baraccone che fa la sua entrata trionfale». Il consigliere a cinque stelle ha condotto un vero e proprio censimento tra via Ghirlanda, piazza Aranci, via Dante, via Carioli, piazza Mercurio, Via Cavour, via Bastione, viale Chiesa, controllando bar, ristoranti, negozi di abbigliamento, alimentari etc… E i risultati di questo “monitoraggio” sono scoraggianti: soltanto 24 attività commerciali su 200 sono risultate parzialmente accessibili. «Parzialmente – specifica Paci – perché fra queste 24 alcune entrate presentato un piccolo gradino comunque superabile». Insomma: solo 15 negozi presentano un’entrata completamente priva di barriere. Ma com’è possibile che nel 2014 si trovino ancora così tante barriere architettoniche all’ingresso di attività aperte al pubblico? “Colpa” di una legislazione non adeguata, ma anche di “aggiramenti” delle regole da parte di alcuni commercianti, risponde Paci: «La normativa vigente sull’accessibilità degli esercizi commerciali è compresa all’interno del Decreto ministeriale 236, che è del 1989. Quindi tutto ciò che sia stato costruito prima di quell’anno, non è obbligato a trasformarsi in accessibile, a meno che non venga fatta una ristrutturazione». Succede però, a volte, che, anche dopo sostanziose e recenti ristrutturazioni, quei maledetti scalini non vengano adeguati a misura di carrozzella. «Questo accade – dice il consigliere – perché, purtroppo, per risparmiare qualche centinaio di euro, alcuni gestori fanno passare la ristrutturazione interna come semplice cambio gestione o diversa distribuzione, sfuggendo così all’obbligo di accessibilità dell’ingresso». Ma la cosa più paradossale è che qualche proprietario, allo scopo di ottenere un maggior punteggio per il rilascio della licenza commerciale realizza all’interno del suo locale servizi igienici per disabili. Ma, non essendo obbligato, non elimina le barriere all’ingresso. Risultato: ci sono bar forniti di bagni nuovissimi e perfettamente a norma per l’utilizzo da parte dei disabili. Ma impossibile da raggiungere per chi è in carrozzella. Matteo Paci sta lavorando in consiglio comunale per l’adozione di misure anti-barriere, ma sa che senza una presa di coscienza da parte degli interessati sarà più difficile raggiungere risultati apprezzabili. Per questo rivolge un appello «al senso di civiltà dei proprietari delle attività che giocano il ruolo principale nel risolvere il problema; senza dubbio avere un’attività completamente accessibile, oltre che fornire un servizio di qualità maggiore ai clienti, può essere ritenuto un vanto di civiltà, e abbattere uno scalino o costruire una pedana esterna presenta un costo veramente irrisorio se paragonato al grosso disagio che si crea alle persone meno fortunate». (c.f.

da  Il Tirreno del 12-01-2014

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