Valeria Parrella “Tempo di imparare”

Questo libro tratta una delle più complesse realtà dell’esistenza umana: l’accettazione della malattia. In particolare, quella di un figlio, il che rende la montagna di ghiaccio ancora più difficile da scalare a mani nude.

Valeria Parrella, come è sua consuetudine letteraria, si inoltra in uno spazio femminile difficilmente raccontabile se non fosse autobiografico: una madre, la disabilità di un figlio, i mostri reali e quelli generati dalla paura. Si viaggia, così, tra l’indifferenza delle leggi, l’inciviltà delle persone e la rabbia disperata che rende ogni percorso interiore spaventoso, tormentato, inaccessibile. Il celebre neurologo-scrittore Oliver Sacks (con il quale, tra l’altro, in un capitolo intitolato “Risposte”, la protagonista cerca invano di mettersi in contatto) ha definito i suoi malati “viaggiatori diretti verso terre inimmaginabili, terre di cui altrimenti non avremmo idea, che non potremmo raffigurarci”. Infatti, si sa poco dell’universo dove sono approdati i malati e i loro familiari perché una grave malattia fa sempre una paura dannata e, in genere, ci si tiene alla larga da quel che spaventa. In ogni caso, una volta raggiunte quelle terre lontane e sconosciute, la loro esplorazione impone a malati e familiari di superare la prova fondamentale: l’accettazione. Il tema del libro, dunque, è scivolosissimo ma la scrittrice lo affronta con determinazione. Dalla sua parte, non solo l’esperienza diretta ma grande sensibilità, capacità letteraria e acutezza di analisi.

Poiché l’intento dell’opera è, appunto, l’analisi della difficoltà ad accettare la malattia invalidante di un figlio, va da sé che rabbia e dolore percorrano le pagine del libro, come una corrente elettrica sottocutanea. Ne consegue, quindi, che più il lettore viene assalito dalle scosse più l’intento è raggiunto.

Anche se, talvolta, la capacità letteraria della scrittrice crea distacco emotivo, il libro amplia spazi conoscitivi e avvicina ad universi altrimenti sconosciuti. Rimane memorabile una certa definizione di disabilità. Un brano da conservare. Ad un bambino sano che chiede al papà di Arturo, il bambino malato, se Arturo è disabile, il papà di Arturo risponde:

“Sì, è disabile, siamo una famiglia di disabili: è come i pellerossa, ne basta uno della tribù che prendono tutti gli stessi segni, io sono disabile, la mamma di Arturo è disabile, i nonni sono disabili, e anche il Botanico, vedi quel signore là che sta fumando fuori dal balcone? È un nostro caro amico, conosce Arturo da quando è nato, così, è disabile anche lui.”

VALERIA PARRELLA, TEMPO DI IMPARARE, Edizioni EINAUDI

CURIOSITA’:
Valeria Parrella è nata a Napoli nel 1974. Ha scritto testi teatrali, racconti, libretti d’opera e romanzi, fra cui Lo spazio bianco (Einaudi) da cui Francesca Comencini ha tratto l’omonimo bellissimo film con Margherita Buy. Interpellata a compilare con altri autori Il dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango) la scrittrice ha scelto la parola “aiuto“. Userò parte della sua definizione come spunto per il prossimo post

di Fiamma Satta

da La Gazzetta dello Sport del 27-01-2014

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