Clown in sedia a rotelle: “Ecco come sono diventato un mangiafuoco”

ROMA. Da impiegato a mangiafuoco. Tarek Fouad Ibrahim, 30 anni, nato in Italia da papà egiziano e mamma lombarda, residente a Capriolo in provincia di Brescia, non ha avuto paura di lasciare una vita tranquilla per inseguire il suo sogno: diventare artista di strada, anzi “clown a rotelle”, come lui stesso ama definirsi per via della sedia a ruote che lo accompagna in tutti gli spettacoli. Lui, infatti, non ha mai camminato a causa di una diplegia spastica neonatale, una delle forme più comuni di paralisi cerebrale infantile connesse a gravidanza o parto. Ha subito vari interventi e fatto anni di riabilitazione, ma non ha mai abbandonato la carrozzina. E ora si esibisce non solo in lungo e in largo per tutto lo Stivale, ma anche in molte città europee, tra cui Londra, Madrid, Barcellona, Parigi, Amsterdam e Copenaghen. Di giorno è un clown con tanto di naso rosso e palloncini colorati per intrattenere i bambini, di sera è Drago, il temerario mangiafuoco.

“Prima lavoravo come impiegato commerciale in una multinazionale alimentare. Ma ero stanco della vita che facevo e così mi sono licenziato – racconta –. Mi ero appena separato da mia moglie, che non condivideva con me questa passione per la giocoleria”. Da qui un corso di clowneria per bambini nel 2005, e poi l’incontro con gli artisti sudamericani del Circo Patuf: “È da loro che ho imparato a giocare col fuoco. Li ho seguiti in Brasile per otto mesi per specializzarmi con fiamme e cherosene, ma soprattutto per acquisire quelle tecniche di meditazione, preparazione mentale e concentrazione che servono per non bruciarsi”.

Nel passato Ibrahim ha praticato basket in carrozzina e handbike, ma da un po’ di tempo a questa parte ha dismesso canotta e divisa da ciclista per indossare un bel completo scuro e darsi alla wheelchair dance insieme alla sua fidanzata Sara, che fa la fisioterapista ma che è anche sua partner negli spettacoli di giocoleria (prima c’era solo il cane Olga). E suoi progetti per il futuro? “Un bebè, maschio o femmina non ha importanza, e le qualificazioni per i prossimi Europei di wheelchair dance, visto che io e Sara ci siamo già classificati per gli italiani di Rimini a luglio. E, magari, pure le Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016”.

da Redattore Sociale del 05-02-2014

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