La scuola di karate dove disabili e “normodotati” si sfidano sul tatami

ROMA. A Spinaceto, borgata della periferia romana, ogni lunedì e venerdì si sfidano sul tatami, cioè il campo da gioco del karate, senza distinzioni, Francesca, esperta di cinema che si muove in sedia a rotelle, Federico, diciassettenne autistico, e gli altri sportivi cosiddetti “normali”.

A differenza del ring della vita quotidiana, qui il confronto tra disabili e i “normodotati” è alla pari: il maestro della scuola “Wado Kai Karate do Shin Gi Tai”, Marco De Astis, insegna ai suoi allievi il karate in versione “integrata”, cioè rivolto, indifferentemente, alle persone e non alle patologie.

Nel Lazio sono soltanto tre coloro che sanno insegnare, con questo metodo, “la via della mano vuota”, cioè l’arte marziale giapponese nata per il combattimento e l’autodifesa, ma che, col tempo, si è trasformata in una filosofia di vita. “Il karate insegna che i movimenti del proprio corpo sono strettamente legati a come siamo: è come un vestito, si adatta alle caratteristiche di ognuno di noi e non viceversa. Può essere praticato senza limiti di età, da maschi e femmine, da disabili, da chi soffre di disturbi mentali o del comportamento, da chi ha difficoltà fisiche. Il problema è la scarsa informazione su questo sport: ad esempio gli stessi genitori di bambini con disabilità non sanno che i loro figli possono avvicinarsi a questa pratica sportiva; del resto dal comune non abbiamo nessun aiuto”, spiega De Astis, durante una lezione nell’impianto sportivo comunale “Tellene”. In questi mesi, tra l’altro, questa struttura è nell’occhio del ciclone, a causa delle misure votate lo scorso dicembre dal Consiglio del XII Municipio, ovvero la revoca della concessione e l’ordine di abbattimento di alcune opere murarie realizzate senza necessaria autorizzazione.

Ogni volta la lezione si divide in tre momenti: il riscaldamento, le tecniche di attacco-difesa e il “kata”, ovvero il combattimento reale contro più avversari immaginari. E a mostrare agli altri come si fa il “kata”, in questa classe romana, è proprio un ragazzo autistico, medaglia d’oro nel campionato internazionale handykarate e che “appena due anni fa, quando ha cominciato, non ci guardava nemmeno”.

Anche Raffaella, in carrozzina a causa della polio, è una campionessa sia a livello nazionale che europeo: “Quando ero più ragazzina il mio sport era il nuoto, poi ho scoperto il karate e mi faccio i chilometri pur di praticarlo”, ci dice in una pausa durante l’allenamento.

Per tutti loro, sportivi disabili e non, oltre all’impegno settimanale in palestra, il prossimo appuntamento sarà il 2 marzo, la “Giornata nazionale dello sport integrato”, una serie di eventi diffusi localmente e dedicati allo sport inteso come strumento di inserimento sociale. (Carmela Cioffi)

da Redattore Sociale del 05-02-2014

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