Il de Tschiderer non da’ spazio ai sordi

TRENTO. Quale spazio ci sarà per i sordi ed i servizi a loro dedicati nella costruenda nuova sede dell’Istituto de Tschiderer? Brunella Grigolli, dinamica e combattiva presidente della sezione provinciale dell’Ens, l’Ente nazionale sordi, lo chiede da anni ma, mentre il cantiere procede a pieno ritmo e tutto fa pensare ad una conclusione in tempi rapidi, non ha ancora avuto risposta.
È preoccupata, Grigolli, e con lei sono preoccupati i responsabili dell’ente. Inevitabilmente viste le premesse. Di spazi riservati all’Ente sordi nell’edificio progettato da Joan Busquets si era parlato all’epoca dei primi progetti ed era stata ipotizzata la messa a disposizione di una sede di 51 metri quadrati. Un’ipotesi che era stata presa come una specie di affronto, visto che oggi l’ente deve arrabattarsi in una sede di 250 metri quadri. In una lettera del 2006, inviata all’allora assessore alle politiche sociali Marta Dalmaso, la presidente chiedeva conto con toni accorati di quel che stava bollendo in pentola. «Quella lettera non ha mai avuto risposta – spiega oggi Brunella Grigolli – e quando chiedo al presidente dell’Istituto de Tschiderer, Dino Leonesi, quale sarà il nostro destino ancora oggi mi risponde: “vedremo di trovare una soluzione”».
Il paradosso è che l’Istituto de Tschiderer è universalmente noto come Istituto per sordomuti ma gli scopi per cui era nato, nel lontano 1842 per iniziativa del Principe Vescovo di cui porta il nome, si sono ormai trasformati. Oggi anche formalmente è diventata un’azienda per i servizi alla persona e al centro delle proprie attività ha la Rsa. Restano attivi un servizio di logopedia e uno medico per le prescrizioni di apparecchi acustici in convenzione con l’Azienda sanitaria. Per il resto i servizi ai sordi sono stati silenziosamente delegati all’Ens e confinati in un’ala del complesso. E nel consiglio di amministrazione, nonostante nello statuto del de Tschiderer si faccia ancora riferimento ai problemi della sordità, non c’è nemmeno un membro che viva sulla propria pelle questa condizione.
La sede attuale dell’Ente sordi, in comodato dal de Tschiderer, è posta in una vecchia palazzina al civico numero 4 di via San Bernardino. A piano terra ci sono un paio di uffici, i servizi igienici e una sala con bar per gli incontri serali che un paio di volte alla settimana raccolgono in sede diversi soci. Al primo piano c’è un’aula didattica, che deve avere dimensioni accettabili vista la necessità di sedersi in circolo per parlarsi con la lingua dei segni e leggere il labbiale. Al secondo una terza sala divisa a metà con il Gruppo sportivo dei sordi trentini. «Abbiamo tre classi di Lis, lingua dei segni, corrispondenti a tre diversi livelli. Più un corso per gli otto stranieri che seguiamo» racconta la presidente. L’Ens per statuto ha il compito di facilitare ai propri iscritti, che in Trentino sono circa 300, l’inserimento lavorativo e scolastico e di perfezionare la conoscenza della lingua dei segni, tra sordi ma non solo. Ma Brunella Grigolli ha tante altre idee. «Mi piacerebbe – dice – aprire uno sportello della comunicazione. Bisognerebbe formare persone in grado di fornire un servizio di assistenza alla persona che sappiano accompagnare il sordo anche nei percorsi della burocrazia, nella compilazione di un 730. Oppure volontari che sappiano comunicare e fare compagnia ad anziani sordi in casa di riposo. Vorrei aprire anche uno sportello medico che dia informazioni sulla legge e sul percorso di riconoscimento dell’handicap». Tutte cose che avrebbero bisogno di spazi e certezze.

di Franco Gottardi

da L’Adige del 06-02-2014

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