Paese anti-barriere “Facciamo sul serio”

NEGRAR punta a diventare un paese a misura di non vedenti e ipovedenti grazie a un percorso ad hoc in via Mazzini e viale Rizzardi, tra municipio, biblioteca e auditorium, fermate dell’autobus e ospedale. Un percorso adatto a chi vive al buio oppure deve usare il tatto al posto della vista debole, in cui direzione, incroci e ostacoli siano segnalati tramite superfici tattili, colori o segnalatori vocali.
Sarebbe un bel traguardo per la sezione veronese dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici), che raggruppa 500 soci e che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo in paese. Purché alle parole seguano i fatti, però. Purché, dopo proclami politici e di solidarietà, arrivino per davvero le misure per rendere fruibile il centro negrarese e facilitare l’accesso all’ospedale, dove l’oculistica attira numerosi pazienti.
«Di parole ne abbiamo sentite tante, sempre, speriamo che stavolta a Negrar si dia il buon esempio», afferma Giovanni Vangi, 52 anni, consigliere Uic referente per la mobilità. La presidente Roberta Mancini, 46 anni, definisce l’idea di un tratto accessibile a ciechi e ipovedenti «un segno di civiltà e un’iniezione di entusiasmo. Esistono materiali o supporti specifici, come le pedane che segnalano pericolo, e le possibilità tecniche e tecnologiche sono numerose per farci muovere in sicurezza da soli», sottolinea. Concorda Guerrino Bressan, 70 anni, consigliere per 12 anni nell’Uici veronese, accompagnato dalla moglie Maria Elena.
Al loro fianco, durante il sopralluogo, c’erano il consigliere comunale delegato alle barriere architettoniche Giuseppe Righetti, l’assessore al commercio Nicola Silvestri, tecnici e impresari impegnati nel rifacimento di via Mazzini: l’architetto progettista Erkin Bosetto, il direttore di cantiere Romano Bressanelli, il titolare dell’impresa che esegue i lavori, Flavio Faettini.
Il cantiere è iniziato a gennaio nel tratto finale della strada, verso il campo sportivo, e sono venuti a galla alcuni inghippi nell’individuazione dei sottoservizi e nel coordinamento con Acque Veronesi.
Righetti: «Facciamo sul serio, il percorso si farà e bene», afferma, «Chiediamo all’associazione di starci vicino per una collaborazione proficua, verso un futuro migliore». L’Unione ciechi non vuole altro. «Siamo i primi a sperare che nascano buoni frutti, insieme», risponde Mancini, «anche in una logica di risparmio e razionalizzazione delle spese per il Comune, evitando lavori che poi magari vanno rifatti da capo».
Con Vangi e Bressan, inoltre, segnala l’esigenza della sintesi vocale per l’autobus 21 – serve ad annunciare a voce numero del bus e fermate – sulla linea che collega gli ospedali Sacro Cuore a Negrar, di Borgo Trento e Borgo Roma.
«Il servizio ci è stato a lungo promesso da Atv, anzi è stato proclamato come funzionante, ma non è così», affermano, «se almeno si cominciasse ad attivarlo sulla linea 21 sarebbe già un passo avanti, per averne poi altri su altre linee di trasporto pubblico». (C.M.)

da L’Arena del 09-02-2014

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