“La dignita’ di un viaggiatore disabile”: il video-diario di Chiara

ROMA. Deve andare a Lodi, ma per Trenitalia la sua destinazione deve essere Milano: colpa di barriere architettoniche, ma anche burocratiche. “Sono disabile – spiega – mi muovo su una sedia a ruote e ritengo di avere tutto il diritto di vivere una vita piena e soddisfacente, in completa autonomia esattamente come tutte le altre persone. Sono stanca, veramente stanca di dover sempre seguire regole e abbassare la testa sperando in un cambiamento”. La sua indignazione, Chiara la affida alla rete, in particolare a YouTube, dove da tre anni esatti alimenta un suo canale, che sta diventando un vero e proprio diario: “Storie di vita quotidiana di una stramboide ragazza con disabilità dalla testa colorata e dal trucco nero – scrive nelle informazioni del canale – Chiacchiere, sfoghi, riflessioni, passioni, sogni, paure, discussioni serie e meno serie, esperienze dirette, confronti sul mondo dell’handicap, il tutto rimescolato a caso e condito da sana ironia!”.

Così, alcuni giorni fa, Chiara carica il video dal titolo “La dignità di un viaggiatore disabile”, in cui racconta l’ennesima disavventura con Trenitalia: “Dovevo andare da Bologna a Lodi, dove abita il mio fidanzato – spiega – Da più di un mese, però, il carrello elevatore della stazione di Lodi è rotto, a causa dell’uso maldestro di un addetto all’assistenza. Quindi, dalla Sala blu mi impediscono di prenotare la discesa a Lodi, visto che manca l’assistenza. Io però devo proprio scendere a Lodi – ride Chiara – perché ha Milano non ho niente da fare e nessuno ad aspettarmi!”. Abituata a spostarsi in treno e ad aggirare gli ostacoli, Chiara trova quindi la cosiddetta ‘escamotage’: “prenoto la tratta Bologna-Milano, pagando quindi anche un prezzo più alto. Poi, in treno, chiedo al controllore se può aiutarmi a scendere a Lodi”. La prima volta, tutto va bene: il controllore informa il capotreno e poi aiuta Chiara nella discesa a Lodi. La seconda volta, invece, le cose vanno diversamente. “Il controllore, che non è lo stesso dell’altra volta, gentilmente si dice disposto ad aiutarmi e va dal capotreno per informarlo. Poco dopo, mi si avvicina lo stesso capotreno, che mi passa al telefono la Sala blu di Bologna, con cui si è messo in contatto per spiegare la situazione. Mi dicono che non avrei dovuto prenotare in quel modo, perché l’assistenza a Lodi non è prevista e io non posso chiedere al controllore di aiutarmi: non è sua competenza e né lui né il capotreno possono assumersi la responsabilità”.

In altre parole, Chiara sarebbe dovuta arrivare a Milano, dove invece l’assistenza è garantita. A nulla valgono le proteste di Chiara, che riferisce di aver già denunciato più volte il guasto del carrello alla stazione di Lodi. “Alla fine, il capotreno mi consegna una liberatoria, perché “se lei si fa male alla stazione di Lodi io rischio il carcere”, spiega. Le porge quindi un foglio, che in realtà un una “dichiarazione dell’infortunato/danneggiato”, a cui il capotreno ha apportato alcune correzioni a penna: “cancella la scritta ‘dichiara di essersi infortunato’ – spiega Chiara – e scrive: ‘vuole scendere alla stazione di Lodi’. Mi spiega inoltre che dovrà avvertire la polizia ferroviaria, che dovrò mostrare un documento d’identità e che dovrà esserci un familiare ad aspettarmi in stazione! Io, pur di liberarmi di quella situazione, firmo. Ma sono davvero esasperata!” .

La vicenda di Chiara fa rapidamente il giro della rete: il suo video, come quasi tutti quelli caricati sul suo canale – che conta oltre 2.500 iscritti – supera velocemente le mille visualizzazioni. Arrivano decine di commenti: si accende un vero e proprio dibattito, perché non tutti sono dalla parte di Chiara. “molti difendono l’operato del capotreno – spiega qualche giorno dopo Chiara in un post su Facebook – mi è stato detto che se ci sono le regole vanno seguite, che il capotreno si deve tutelare, che non è giusto metterlo nelle condizioni di rischiare sanzioni”. Chiara replica: “Io non sono un pacco postale che viene preso e deve essere consegnato. Perché qualsiasi altro passeggero deve avere la libertà di scendere e salire dove preferisce e agli orari che vuole mentre io no? Se io lavorassi a Lodi e facessi la pendolare ogni giorno, quel mese e mezzo in cui non posso scendere a Lodi cosa farei? Verrei licenziata. E dopo? Noi paghiamo fior di quattrini e siamo obbligati a viaggiare quasi sempre sui treni più costosi perché i regionali non sono accessibili, siamo obbligati a organizzare i nostri viaggi potendo scegliere tra pochissimi treni disponibili e agli orari più scomodi”. E, ancora, “i carrelli elevatori che vengono usati, oltre ad essere impiegati con metodi molto imbarazzanti per la persona stessa (ti senti trasportata, caricata e scaricata tipo pacco), spesso sono dei trabiccoli vecchi e non mantenuti adeguatamente: solo a guardarli ti viene il terrore, figuriamoci a salirci sopra. Siamo seri, è veramente vergognoso”. Sul suo canale Youtube, intanto, è apparso un nuovo video, dal titolo eloquente: “Seguire le regole non ripaga”. E’ la video risposta, “con tutto il rispetto”, a chi ha preso le parti di Trenitalia… (cl)
da Redattore Sociale del 12-02-2014

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