Niente piu’ cani guida, navigatori satellitari e corsi per orientarsi…

NAPOLI. Niente più cani guida, navigatori satellitari e corsi per orientarsi in strada o a casa. I 15mila ipovedenti della Campania sono con il fiato sospeso. Da due anni, infatti, l’associazione che li assiste – l’Unione italiana ciechi – non riceve neppure un euro dalla Regione e le casse della onlus sono ormai a secco. Eppure all’Uici questi fondi spettano di diritto. Le leggi sono lì, negli impolverati archivi dell’assemblea presieduta da Paolo Romano, però qualcuno a Palazzo Santa Lucia e al Centro Direzionale sembra averlo dimenticato: con la 34 del 1982 la Campania fu una delle prime Regioni italiane a prevedere un contributo economico per questo tipo di invalidità, poi confermato nel 1997. Fatto sta che di quei soldi non c’è neppure l’ombra. «Siamo passati da un tesoretto annuale di circa 500mila euro ad appena 30mila e 50mila euro tra il 2011 e il 2012. Poi, dall’anno successivo, più nulla – racconta il presidente regionale dell’Uici, Pietro Piscitelli – Per questo non nascondiamo le nostre preoccupazioni per il futuro. Sarà difficile andare avanti in questo modo». Così tante attività, essenziali per i ciechi di Napoli e delle altre province, sono clamorosamente a rischio: è il caso dei cani guida, che assistono ogni giorno centinaia di ipovedenti, ma anche dei supporti tecnologici (come i navigatori) che diventano inseparabili compagni di viaggio, o ancora dei corsi di orientamento, grazie ai quali tanti ipovedenti possono muoversi con meno difficoltà in strada e a casa. E poi l’associazione svolge servizi amministrativi, burocratici e di segretariato senza i quali i ciechi si sentirebbero come navi in balia del mare in tempesta: l’assistenza per accedere a sussidi e pensioni, il supporto per le attività scolastiche e universitarie, le pratiche per l’accompagnamento. Iniziative e strumenti essenziali che oggi l’Unione italiana ciechi non è più in grado di assicurare. Anzi, di questo passo persino le sedi provinciali dell’associazione chiuderanno i battenti. Ecco, dunque, le storie dei veri invalidi della Campania, quelli che fanno i conti ogni giorno con problemi enormi e per i quali è molto più faticoso vivere, quelli lontani anni luce dai falsi invalidi, l’esercito di furbetti che si muove dietro le quinte, succhia soldi allo Stato e accampa pure pretese. Proprio per sollecitare la politica a superare l’impasse, l’associazione ha convocato nelle scorse settimane un’assemblea straordinaria dei dirigenti, che non si rassegnano a gettare la spugna. L’appello è stato raccolto da un gruppo di consiglieri regionali che, d’intesa con Romano, si sono attivati per convocare un tavolo di concertazione, riunitosi per la prima volta venerdì. La strada, però, resta in salita. Già, perché la legge che dovrebbe regolamentare aiuti e attività in favore di non vedenti e ipovedenti è «congelata» dal 2011. Com’è possibile? Alla base dei ritardi c’è la mancanza di copertura economica: senza il via libera della giunta, a cui spetta il compito di predisporre il bilancio annuale, le leggi, anche se approvate, diventano scatole vuote. «Non è solo una questione di risorse, comunque – insiste Piscitelli – per tanto tempo ci siamo sentiti totalmente abbandonati dalle istituzioni, come se fossimo solo un peso. Oggi almeno qualcosa si muove e speriamo che i risultati arrivino presto». «Purtroppo lo sforamento del patto di stabilità e la crisi economica hanno ridotto notevolmente i nostri margini di manovra – spiega il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale, Massimo Grimaldi – Siamo consapevoli, tuttavia, delle grandi difficoltà degli ipovedenti e delle altre fasce deboli e ci impegneremo per superare in tempi rapidi l’impasse». E Romano rilancia: «Stiamo lavorando con dirigenti e tecnici della giunta per reperire le risorse necessarie, a partire dal contributo del 2013. In parallelo – aggiunge – chiederò uno sforzo ai gruppi consiliari per accelerare al massimo l’iter di approvazione della legge. A quel punto la materia sarà definitivamente normata e si supererà il meccanismo dei contributi annuali che rappresenta solo un palliativo».

Gerardo Ausiello

da Il Mattino del 13-02-2014

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