La rivincita corre sull’acqua

MILANO. Per chi li vede in vasca macinare una corsia dietro l’altra non è facile notare la differenza. Bracciate possenti, ritmo serrato, spalle scolpite che fendono la superficie dell’acqua. Federico, Giulia, Arianna non hanno nulla da invidiare a colleghi del calibro di Federica Pellegrini o Massimiliano Rosolino. Neanche quando riprendono fiato a bordo vasca e sorridono soddisfatti per i risultati ottenuti si direbbe che c’è qualcosa che non va. Solo quando li vedi uscire capisci: ad aspettarli ci sono carrozzine e protesi. Allora capisci che sono tre campioni, tre atleti che fanno grande l’Italia nel mondo, tre eccellenze del nuoto italiano, quello paralimpico però. Dal 4 al 10 agosto saranno agli europei di Eindhoven, nel 2016 alle Olimpiadi di Rio. Ognuno di loro ha una storia incredibile da raccontare fatta di difficoltà, di dolore, di accettazione dei propri limiti ma anche di coraggio, tenacia, eroica determinazione. Si allenano almeno due ore al giorno in acqua e tre volte a settimana in palestra. Dallo scorso settembre sono a Milano per studio perché «li vogliamo forti, belli e anche intelligenti», sorride Massimiliano Tosin delegato e allenatore della Federazione Nuoto Paralimpico della Regione Lombardia. Iniziando l’università (Arianna psicologia, Giulia ingegneria biomedica e Federico osteopatia) hanno avuto bisogno di spazi per allenarsi in città (nessuno di loro è milanese doc), per questo la piscina della Fin di via Mecenate ha aperto loro le porte. «Gratuitamente», ci tiene a precisare Massimiliano che deve far fronte a una carenza endemica di fondi. «All’estero questi atleti hanno visibilità, sono amati, possono contare su migliaia di fan. In Italia invece questi ragazzi faticano e vincono! nell’ombra. Per esempio potrebbero essere testimonial eccezionali ma l’impressione è che gli esperti di marketing italiani abbiano timore ad associare il prodotto alla carrozzina. Ci vorrebbe un provocatore, un Toscani capace di invertire la rotta. Servirebbe solo un po’ di coraggio: il grado di civiltà di un Paese si vede anche da queste cose». L’acqua per loro è una bella alleata, restituisce libertà e gran parte dei movimenti, rende superflue almeno per un po’ protesi e carrozzine. Lo sport ridà autostima, senso di autonomia e voglia di socializzare. Nessuna terapia è altrettanto efficace. Federico Morlacchi, classe 1993, è nato con un’ipoplasia al femore sinistro: significa che non è cresciuto come avrebbe dovuto e oggi misura su per giù 10 cm. Nuota da quando ha tre anni. Segni particolari: fenomeno. 3 medaglie agli europei, 3 medaglie ai mondiali, 3 medaglie alle paralimpiadi di Londra. Giulia Ghiretti, vent’anni, era campionessa italiana di trampolino elastico. Una vita a fare evoluzioni acrobatiche librata nell’aria, leggera e agile come una libellula. Poi nel 2010, a 16 anni, è atterrata male dall’ennesimo salto procurandosi una lesione dorsale che l’ha paralizzata dagli addominali bassi in giù «lo sport per me è tutto, non posso immaginare di stare ferma. Prima era in aria che mi sentivo libera, oggi è in acqua». Dopo sei mesi di ospedale e un anno di riabilitazione, Giulia entra in acqua e nel 2013 è protagonista di un risultato storico per l’Italia: vince, con altre tre atlete, l’argento mondiale nella staffetta 4×50 stile, è la prima volta che accade nel nuoto paralimpico. Arianna Talamona, classe 1994, ha una paraplegia spastica congenita. Ha esordito in nazionale nel 2011, vincendo la medaglia di bronzo nei 100 a dorso. In piscina arriva guidando la sua auto, ogni tanto la accompagna il fidanzato, appassionato di triathlon. Tre ragazzi, tre storie e un unico elemento: l’acqua. E per mezzo dell’acqua e dello sport rendono migliori se stessi e il loro Paese, che poi è anche il nostro.

di Silvia Icardi

da Il Corriere della Sera del 17-02-2014

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