L’atleta Arjola e la firma che manca

MILANO. È fra le prime del mondo. Agli Europei sarebbe da medaglia. Ma non può partecipare. Arjola Dedaj (a destra nella foto) è cieca. Ama lo sport: baseball, danza, atletica. È brava: 100 e 200 metri (con le guide Marco La Rosa e Vanessa Palombini), salto in lungo. Particolare: è nata in Albania ed è in Italia dal 98. Ha diritto alla cittadinanza, ma non l’ha ancora avuta. L’attende da mesi. Per questo ha già saltato un Mondiale. Ora è una lotta contro il tempo perché possa partecipare ad Assoluti e Europei paralimpici con la maglia azzurra. Non è sola: con lei corre anche il prefetto di Milano, Paolo Tronca, che sta cercando di fare in modo che Arjola la ottenga senza altre perdite di tempo. Aveva 17 anni al suo arrivo in Italia. La vista quasi spenta, ma non del tutto ancora: «Sul gommone guardavo in cielo e vedevo le stelle. Vicino non distinguevo chi avevo di fianco». La retinite pigmentosa l’ha portata alla cecità. Grazie all’Istituto dei Ciechi lavora in una assicurazione. L’obiettivo della Paralimpiade di Rio è alla sua portata. Nel salto in lungo ha un 4.26 m: è la quarta misura mondiale e seconda europea del 2013, a Londra 2012 sarebbe stata terza fra i ciechi totali. Insomma, Arjola è una atleta di interesse nazionale. Anzi, lo diventerà appena avrà la cittadinanza. Allora, potrà far parte della Nazionale e cercare medaglie per l’Italia.

di CLAUDIO ARRIGONI

Il Corriere della Sera del 18-02-2014

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