Dalla Divina Commedia alla Casta, leggere in Braille

MILANO. Tre volumi, novantaseimilacinquecento parole: sono i «numeri» della Divina Commedia, un libro presente in moltissime case italiane. Trentadue volumi, due metri lineari di ingombro: ecco le «misure» delle parole del sommo poeta quando trascritte in Braille. Il piacere della lettura, e soprattutto di quella su carta, non è una questione di vista e neppure di quantità di testo da leggere. È una passione, un’emozione, un viaggio continuo che accomuna, allo stesso modo, chi legge con gli occhi e chi divora i testi con i polpastrelli. La lettura è uno degli argomenti centrali dell’incontro «Il Braille può farti volare» che si è tenuto ieri alla Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi di via Vivaio, durante le celebrazioni della VII Giornata Nazionale del Braille. «In edicola e in libreria non c’è niente per noi, dobbiamo arrangiarci», ha scherzato Giuseppe Castronovo, presidente della Stamperia Regionale Braille di Catania tremilacinquecento libri pubblicati ogni anno che garantiscono, fra l’altro, l’integrazione scolastica dei 540 studenti non vedenti e ipovedenti siciliani. Poi con grande emozione ha ricevuto dalle mani dell’editorialista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella una copia del suo libro (sette volumi!) «La casta» in Braille. «Un testo che ammiro e che ho personalmente regalato a una cinquantina di politici della nostra Regione sperando in qualche risultato», ha confessato ridendo Castronovo. Immediata la risposta del giornalista: «Sono onorato, è corretto dire che è per me un grande privilegio essere tradotto in Braille?». Poi l’affondo politico: «Nel 2007 il Parlamento Italiano, primo al mondo, ha votato la proposta, fortemente voluta dall’Unione Nazionale dei Ciechi, di una Giornata del Braille», ha ricordato Stella. «Forse siamo ancora gli unici, ma è un primato pieno di ipocrisia. Il solito chiacchiericcio italiano cui non segue un’azione concreta che riconosca alla disabilità i diritti che le andrebbero riconosciuti». E ha concluso raccontando come ancora una volta questi diritti siano stati calpestati. «Non c’è stata l’inversione di rotta che auspicavamo e per la quale mi sono battuto più volte insieme al collega Sergio Rizzo. Ancora oggi chi regala soldi ai partiti ottiene uno sconto fiscale maggiore rispetto a chi li dona alle onlus». Nel corso dell’incontro, presieduto dal padrone di casa Rodolfo Masto, è stato poi ampiamente chiarito il ruolo importante del Braille anche in epoca digitale. Intense le parole dell’informatico Franco Lisi: «Non è vecchio, non è superato, è il linguaggio dell’integrazione capace di adattarsi alle nuove tecnologie e traghettare i giovani non vedenti nel web». Poi la testimonianza di Roobi Roobi, liceale diciottenne originaria del Pakistan, a Milano dal 2004, affetta da glaucoma congenito, che ha spiegato come lo studio del Braille, iniziato con entusiasmo, interrotto per la paura che contrassegnasse la sua diversità e poi ripreso, le abbia aperto mille nuove porte.

di Marta Ghezzi

da Il Corriere della Sera del 22-02-2014

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