Parcheggi per disabili Abbattiamo le barriere non creiamone altre

Scrivo a proposito dell’articolo sulla decisione di riservare il parcheggio disabili alle sole persone in sedia a rotelle da parte del comandante Dalla Ca’ con il supporto di Oscar De Pellegrin. Mi auguro che tal decisione non venga messa a punto in quanto l’articolo 381 parla chiaro: persone con disabilità permanente e con capacità di deambulazione limitate; persone non vedenti, in questo caso il contrassegno è soggetto a revisione ogni 5 anni; persone con disabilità temporanea. Le disabilità purtroppo non sono solo legate all’uso della carrozzina ma sono patologie cardiache polmonari, scheletriche che limitano alquanto l’attività quotidiana di una persona. Un provvedimento del genere creerebbe un’ingiustizia gravissima nei confronti di quelle persone che ne soffrono, le quali possono percorrere a piedi solo qualche tratto e non possono fare scalini. Inoltre, la frase “possono contare su un medico fin troppo compiacente”, oltre essere offensiva per la categoria, è fuori luogo in quanto il contrassegno è a carico del medico legale della commissione dell’usl di appartenenza; chi ne fa richiesta deve presentarsi alla visita con documentazione clinica che ne attesta l’invalidità da parte di specialisti. Dire: chi ha altre disabilità dovrà cercarsi il posteggio su altri stalli, è offensivo e vergognoso, un passo indietro in questa società in cui le persone che si trovano a vivere situazioni di grave disagio si sentono anche in questo caso di classe A e classe B. Con tutto il rispetto per il campione paraolimpico, credo cha la soluzione sia aumentare i posti riservati. Una città che si rispetti deve abbattere le barriere non crearne di nuove. Cristina Triches rifiuti Quando differenziare è un rebus infinito n Sono un giovane che si affaccia con entusiasmo al mondo del lavoro. Preso da questo senso di dovere dilagante, ho colto l’occasione per fare alcuni lavori domestici ordinari. Qualche ora per cambiare la copertura del tetto della casetta degli attrezzi; arrivato alla fine dell’operazione, da cittadino diligente (o per lo meno cosi mi ritenevo) ho impachettato i rifiuti, ovvero le onduline che hanno lo scopo di isolare il tetto (placche che davano l’idea di essere composte da una composizione di legno, cartone e altri materiali). Tutto era stato predisposto in modo tale da poterle consegnare con ordine all’ecocentro. Mercoledì mattina passando per la piazza di Cirvoi (luogo in cui abito) scopro che è attivo il servizio di raccolta rifiuti; con il mio pacchetto mi reco dalla signora che però mi liquida con « troppo grande, devi andare all’ecocentro». Effettivamente i rifiuti risultavano ingombranti, quindi accetto la sentenza senza troppi problemi. Sempre più convinto di meritarmi un plauso per la mia correttezza civica, mi reco alla sede centrale dell’ecocentro a Salce, dove vengo però accolto con la frase: «Sono catramati, non possiamo farci niente, si deve arrangiare». Piuttosto perplesso rispondo: «In che senso arrangiare?». «Deve rivolgersi a ditte specializzate, noi non possiamo fare nulla». Torno a casa abbacchiato con la compagnia ormai fedele dei miei rifiuti “tossici”. La prima responsabilità per una raccolta differenziata e un trattamento corretto dei rifiuti è senza dubbio del cittadino e della sua coscienza, ma allo stesso tempo per eventi di ordinaria amministrazione, quale questo, non si può pretendere che la prassi sia cosi complicata, risulta un incentivo alla creazione di discariche non autorizzate. Michele Pellegrini la crisi economica Il 2013 ci ha regalato tanti licenziamenti nLasciamo un 2013 con licenziamenti, disoccupazione e aumento delle diseguaglianze. Lasciamo un 2013 con crisi aziendali, disagio sociale e l’incapacità di produrre decisioni con chiarezza. Questa forte crisi ha accentuato la debolezza del sistema produttivo, basta vedere i nostri territori dove si denota una desertificazione industriale. Intanto i giovani sono costretti all’immobilismo mentre passa il tempo e la loro vita è senza un lavoro, senza poter pianificare il proprio futuro. Voglio ricordare che la ricchezza la produce chi lavora.
Gino Spolaore

daIl Corriere delle Alpi del 06-03-2014

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