Buona notizia solo a meta’

MILANO. Una buona notizia. La giunta di Milano ha varato il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, in sigla il Peba, strumento previsto dalla legge 13 del 1989. In Italia pochissimi Comuni lo hanno adottato, e nessuno delle dimensioni di una metropoli. Nel frattempo, naturalmente, anche Milano si è riempita di barriere nuove che si sono aggiunte alle vecchie, rendendo per una persona in sedia a rotelle, o non vedente, o sorda, assai difficile orientarsi e muoversi in autonomia. Venticinque anni dopo la legge, finalmente si adotta uno strumento organico di rilevazione degli ostacoli esistenti e di programmazione degli interventi per rendere accessibile Milano, prima di tutto ai milanesi con disabilità, e poi, ovviamente, a tutti coloro che intendono visitarla. La giunta Pisapia sottolinea che questo piano sarà «costruito insieme alle associazioni delle persone con disabilità, che saranno coinvolte in ogni fase dei lavori dalla progettazione ai collaudi attraverso un gruppo di lavoro con i tecnici comunali». Ne sono felice, era ora. Ma non basta. Specie adesso che siamo alla vigilia di Expo 2015 e nessuno sembra volersi prendere la piena responsabilità di affrontare il tema spinoso dell’impatto dei visitatori disabili nei sei mesi dell’esposizione universale. Anche facendo una stima al ribasso, possiamo «tranquillamente» ipotizzare almeno 200 mila persone con disabilità che arriveranno nella metropoli lombarda, per vedere Expo, per dormire nei nostri alberghi, per fare shopping, per visitare i musei e i luoghi d’arte. In questo momento non siamo assolutamente in condizione di reggere questo impatto di visitatori con esigenze specifiche di ogni genere. E trovo persino ridicolo immaginare che basti una miracolosa «app» sugli smartphone, o qualche informazione sui siti Internet, per garantire con sicurezza una libera fruizione dell’evento e della città. Domenica scorsa ho sperimentato da cittadino a rotelle il prolungamento della linea Lilla della Metropolitana fino a Garibaldi. Tutto bene. Peccato che all’uscita dalla stazione, in direzione di piazza Gae Aulenti, il percorso incontri buche e dislivelli, pendenze eccessive persino dei nuovi scivoli dei marciapiedi. E tornando a casa, verso le 23, dopo aver fatto attenzione a evitare in centro le buche sui marciapiedi e le sconnessioni del pavé, ho trovato gli ascensori in Duomo della linea gialla entrambi bloccati. Ho dovuto ripiegare, rotellando, sulla fermata di Missori. Questa è oggi la realtà di Milano. Non è per tutti. Non è accessibile alle persone con disabilità se non assistite e accompagnate. Occorre adesso, subito, mettere mano a una cabina di regia autorevole, nella quale siano protagoniste le persone con disabilità e le competenze del settore, capace di imprimere una brusca accelerazione di decisioni e di investimenti almeno per arrivare entro il 2014 alla soluzione dei principali snodi di interconnessione della mobilità: treni, metropolitana, tram, taxi, pullman, navette, parcheggi. Non c’è più tempo da perdere.

di Franco Bomprezzi

da Il Corriere della Sera del 09-03-2014

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