Calatrava, la settima perizia Indagine sugli stop dell’ovovia

Il giudice incarica l’ingegnere che criticò il Consorzio per i «costi gonfiati». Il dispositivo fermo da giorni per le batterie.

VENEZIA. Non c’è sei senza sette. Dopo le due della Corte dei Conti, quella della procura della Repubblica, quella del giudice civile Francesco Spaccasassi su richiesta del Comune di Venezia, quella dell’Autorità di vigilanza dei lavori pubblici e quella della stessa Ca’ Farsetti affidata al professore bolognese Massimo Majowiecki, una nuova perizia studierà il ponte di Calatrava. Lo ha deciso un altro giudice lagunare, la dottoressa Manuela Farini, titolare della causa intentata dalla Cignoni Srl la ditta rodigina di Lendinara che ha vinto l’appalto e costruito il ponte contro il Comune di Venezia, chiedendo circa oltre 10 milioni di euro di «riserve». E a eseguirla sarà l’ingegnere trevigiano Armando Mammino, noto per essere stato dal 2002 al 2009 consulente del Consorzio Venezia Nuova per il Mose (si occupava proprio delle componenti strutturali) e salito agli onori della cronaca lo scorso anno quando, nei giorni successivi all’esplosione dello scandalo Mantovani, con l’arresto di Piergiorgio Baita e le indagini sui costi «gonfiati» dei sassi croati, disse a un giornale una frase pesantissima: «Se il Mose l’avessero fatto in Olanda ci avrebbero messo un terzo del tempo e sarebbe costato un terzo di quello che verrà a costare. Del resto quando si ha a che fare con le opere pubbliche tutti hanno il vizio di calcare la mano sulle fatture». Proprio Mannino dovrà ora cercare di capire se e come anche i costi del ponte della Costituzione, firmato dall’archistar di Valencia, siano «lievitati», anche se in questo caso si parla di problemi progettuali e di gestione dell’appalto. Il giudice Farini ha già acquisito la perizia disposta dal collega Spaccasassi ed eseguita dai docenti del Politecnico di Torino Renato Lancellotta e Giuseppe Mancini, i quali avevano riconosciuto che «per sopperire alle carenze presenti nel progetto esecutivo redatto dall’architetto Santiago Calatrava» il Comune ha dovuto spendere 464 mila euro. Nell’incarico affidato alcuni giorni fa, il giudice chiede a Mammino di precisare ulteriormente alcuni punti di quella perizia e poi di «in individuare (qualora vengano accertate le carenze progettuali, di validazione del progetto e di esecuzione dell’opera denunciate dalle parti) l’entità del rispettivo concorso di colpa». Le altre parti non sono state a guardare e per ora la Cignoni ha nominato l’ingegner Ernesto Jovino e l’Icmq (la società che ha validato il progetto) un professore del Politecnico di Milano, Carlo Urbano. Ma il ponte non è l’unica «grana» del Comune. A breve la Corte dei Conti che già ha chiesto un maxi-conto da 4 milioni a Calatrava e ai vari direttori dei lavori (Roberto Scibilia, Salvatore Vento e Roberto Casarin) disporrà una perizia sui costi dell’ovovia, quasi raddoppiati da 1 a 1,8 milioni di euro. Ma a crucciare Ca’ Farsetti c’è pure il fatto che questi primi 4 mesi di vita del dispositivo creato per consentire anche ai disabili la fruizione del ponte non sono certo andati bene. Gli stop sono stati numerosi, più di una decina quelli significativi, e addirittura da giorni è ferma per un problema di batterie. Per questo l’assessore ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni che peraltro non ha mai nascosto la sua perplessità per un’opera che ha ereditato ed è stato «costretto» a portare a termine ha chiesto ad Avm (la società comunale a cui è stata affidata la gestione) un report su quante volte e da chi è stata usata, quante volte si è fermata, i motivi dei problemi, che sembrano comunque legati all’opera stessa. «Ci siamo dati 6 mesi per vedere il funzionamento dell’ovovia», aveva detto Maggioni all’epoca dell’avvio (senza inaugurazione) dello scorso 11 novembre. Nei prossimi giorni ci sarà una riunione con tutti i tecnici.

di Alberto Zorzi

da Corriere del Veneto del 09-03-2014

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