Paralimpiadi, a Sochi l’Italia ancora a secco

La Corradini chiude ottava nel supergigante. L’azzurra fa il possibile nella gara che quattro anni fa le era valso l’argento, ma sconta la paura per il ginocchio dolorante che la condiziona durante tutta la discesa: “Non ci ho neppure provato, non posso fare miracoli”. L’allenatore Ghirardi: “Era bloccata mentalmente, è stata irriconoscibile”.

SOCHI. Non c’è proprio gloria per l’Italia alle Paralimpiadi di Sochi: la giornata di Melania Corradini, unica azzurra in gara in questo terzo giorno di gare, si conclude con un ottavo posto nel supergigante categoria standing, la stessa gara che a Vancouver, quattro anni fa, le era valsa una bellissima medaglia d’argento. Sulla pista disegnata dal ct della nazionale italiana, Dario Capelli, Corradini sfodera una prestazione tormentata, condizionata per tutta la discesa dalla condizione del ginocchio, tornato dolorante dopo la caduta di sabato in discesa libera. Alla fine, sul traguardo, il ritardo rispetto alla medaglia d’oro – manco a dirlo è la francese Marie Bochet, al suo secondo successo in due gare – è di oltre 14 secondi: l’azzurra chiude la prova con il tempo di 1’38,57. Alla delusione italiana fa riscontro il trionfo transalpino, con Solene Jambaque che si va a prendere la medaglia d’argento a completare la doppietta sul podio. Il bronzo va alla statunitense Stephanie Jallen, staccata di quasi sei secondi dall’oro.

Dopo il traguardo, scendono le lacrime sul volto di Melania Corradini, evidentemente delusa per la prestazione: “Non tanto per il risultato – precisa – quanto per il fatto di non essere stata in grado minimamente di gareggiare”. “Non posso fare i miracoli – spiega – e la verità è che non sono neppure riuscita a provare a dare il meglio: la caduta in discesa non mi ha terrorizzato ma il ginocchio non era al meglio. Ero lenta, me ne rendevo conto, ma non sono riuscita a cambiare ritmo per tutta la discesa e questo mi dispiace davvero”. “Se fosse stato due mesi fa le cose sarebbero state diverse, ma è andata così”, dice pensando all’altro infortunio, quello alla clavicola, subito alcune settimane fa, che ne ha condizionato pesantemente l’avvicinamento a Sochi. Per Corradini dunque “molta delusione”, anche se resta comunque la soddisfazione per “essere qui” a così poca distanza dall’infortunio. “Il mio obiettivo era quello di andare a medaglia, era quello di vincere un oro: è un obiettivo che credo di voler raggiungere ancora”, anche se a questo punto “non a Sochi”.

L’allenatore Valerio Ghirardi conferma le parole della giovane italiana: “Mi dispiace molto per lei, oggi semplicemente non è scesa, non era lei: la vera Corradini non è questa, è stata irriconoscibile”. “Bisogna mettere a posto il ginocchio – dice – ma ancor di più occorre lavorare di testa: fisicamente non è al meglio, è vero, ma mi sarei aspettato una gara diversa: non una vittoria, è evidente, ma almeno una gara convinta”. Un blocco mentale insomma, per Corradini, la paura di farsi del male e di lasciar andare gli sci: “Per il gigante occorrerà trovare qualcosa di diverso”, dice Ghirardi che poi manifesta il rammarico per gli infortuni che hanno fermato nel corso della stagione l’atleta azzurra: “A pensare che ad inizio stagione battagliava con Marie Bochet, che ha vinto l’oro, il rimpianto è forte”

da Redattore Sociale del 10-03-2014

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