“Hai voluto la carrozzina? E ora stai seduto!”. Usi e abusi degli ausili

Molte Asl impongono alle persone disabili una scelta tra ausili che di fatto non è prevista nel Nomenclatore tariffario. Cometto. “In realtà non c’è alcuna legge che sancisca l’incompatibilità. E’ un abuso e va denunciato”.

ROMA. “Vuoi la carrozzina? Rendici il deambulatore!”. Insomma, o l’uno o l’altro, due ausili sono troppi. E’ quanto accaduto alcuni giorni fa a un uomo disabile di Torino, ma è la drammatica scelta a cui sono costrette tante persone disabili che si rivolgono alla propria Asl. Una scelta che, in realtà, non sono tenute a compiere, ma che le Asl spesso impongono, per ignoranza della legge o per esigenze di “spending review”, a chi si rivolga a loro per ottenere un ausilio. Il caso di Lina Federci è particolarmente significativo: “Io per mia figlia avevo le scarpe ortopediche:ogni anno la Asl mi faceva storie perché dovevo fare l’aggiornamento dell’invalidità, visto che dalla diagnosi non si evidenziavano problemi ortopedici. Alla visita per l’aggravamento, mi chiedono: “Signora, perché ha chiesto la visita?”. Allora spiego che non mi passano le scarpe e che devo chiedere anche la carrozzina. La risposta è incredibile: “Signora, c’è un controsenso. Se ha bisogno della carrozzina, non le servono le scarpe!”. Insomma, il messaggio della Asl è: “hai voluto la carrozzina? Allora resta seduto”.

Di storie così, ce ne sono tante: il letto ortopedico, per esempio, riconosciuto come ausilio nel nomenclatore tariffario, difficilmente viene concesso insieme alla carrozzina: “A mio suocero l’Asl ha dato la carrozzina, ma ci ha detto che il letto l’avremmo dovuto comprare”, racconta Emanuela. E conferma Laura: “A me è stato detto che se mi davano la carrozzina non potevo avere il letto svariati anni fa. E così me lo sono comperato”, ricorda Cristina. E’ andata meglio a Cristiano, che è stato ‘graziato’: “Mi hanno detto che mi avevano fatto un ‘favore’ a consentirmi di avere sia il letto che la sedia posturale. Certo, se passano il letto, la persona deve vivere costantemente allettata”.

Chi operò conosce la legge, non si lascia ingannare: “Ci provano! – afferma Fabiana – A me è bastato minacciare la denuncia e andare in commissione”. Ma lei è Fabiana Gianni, che in materia di diritti e di battaglie per difenderli la sa lunga. Come la sa lunga Marina Cometto, che replica fermamente a chi fa riferimento a “una legge vecchia, che afferma l’incompatibilità delle due cose”. Per Cometto, “non esiste nessuna legge che dica questo, non lo possono fare! Il nomenclatore tariffario, che vale in tutta Italia, non dice questo: conoscere i diritti, permette di esigerli e contestare le decisioni illegittime”. In molte Asl italiane, racconta Cometto, “i pazienti con disabilità si sentono dire cose incredibili sugli ausili. Per esempio, che se viene autorizzato il letto ortopedico non si possono autorizzare le scarpe ortopediche perché il letto, dicono, è prescrivibile solo a chi è obbligato a letto con continuità. Di fatto, pongono dei limiti che on esistono e sono illogici: servono solo per risparmiare, ai danni delle persone che più hanno bisogno di supporto e sostegno. Suggerisco a tutti che, quando un’Asl rifiuta l’autorizzazione per un ausilio, chiedano la motivazione scritta. Così, potranno denunciare l’inadempienza illegittima. Consiglio di leggere molto bene il nomenclatore tariffario, che è ancora in vigore e tutti devono tenerne conto. E che non prevede affatto questo genere di limitazioni.. Si tratta di abusi e, in quanto tali, vanno denunciati”. (cl)

da Redattore Sociale del 15-03-2014

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