“Fate sport per superare la disabilita’ ”

ASCOLI. In pochi lo sanno. Sotto le Cento Torri, però, opera ormai da diversi anni un’associazione che ha un unico obiettivo: quello di consentire ai ragazzi disabili, ed in particolar ai ciechi o agli ipovedenti, di praticare sport e di uscire dalle proprie mura domestiche per stringere nuove amicizie e per divertirsi. Si tratta della «Picena Non Vedenti», guidata dal presidente Andrea Rossi. Presidente, quanti atleti avete nella Picena non Vedenti’ e quali obiettivi vi ponete? «La nostra polisportiva, al momento, conta otto atleti che praticano la disciplina del torball a livello agonistico. Purtroppo non si tratta di un gran numero, anche perché le famiglie spesso sono restie nell’avviare i propri figli allo sport, preservandoli in una campana di vetro’, come se la loro disabilità fosse un ostacolo insormontabile sul quale inciamperebbero se uscissero di casa. Il nostro obiettivo cardine, dal 2008, è sempre stato quello di avviare i ragazzi con disabilità visiva allo sport, inteso come veicolo principale di integrazione nella società, e posso affermare con fierezza che finora, con tutti i nostri atleti ci siamo riusciti». Come fate a farvi strada in una città nella quale a dominare sono altre discipline sportive? «Purtroppo l’Italia ha una cultura molto retrograda dello sport paralimpico rispetto alle altre nazioni, in quanto lo si vede come diversità e non come normalità. Basti pensare che solo nella penultima Olimpiade a Pechino 2008, per la prima volta nella storia italiana, gli atleti olimpici e quelli paralimpici sono stati ricevuti assieme dal presidente della Repubblica. Ad Ascoli, fortunatamente, negli ultimi anni siamo riusciti, anche grazie all’apertura dell’amministrazione, ad organizzare diversi eventi promozionali». Quali caratteristiche deve avere un buon giocatore di Torball? «In genere non vi sono caratteristiche imprescindibili per giocare al torball a livello amatoriale, ma per praticarlo a livello agonistico servono molto allenamento e concentrazione. L’orientamento, poi, è una componente fondamentale, dato che si gioca bendati, sia per gli atleti non vedenti, ma maggiormente per quelli ipovedenti, che vi sono meno abituati. E’ richiesta un’abilità sopraffina nel muoversi all’interno del campo da gioco con e senza palla». Come è il rapporto tra la vostra società sportiva e la città? «Siamo benvoluti da tutti, anche perché alcuni nostri ragazzi sono molto conosciuti, e praticano come si suol dire la vita dell’ascolano Doc’, ossia vanno allo stadio, partecipano alla Quintana, al Carnevale e a tanti altri appuntamenti. Abbiamo ottimi rapporti con l’attuale amministrazione e con l’arma dei Carabinieri. Organizziamo diverse iniziative, grazie al consigliere Attilio Lattanzi, con il sestiere di Porta Solestà. Abbiamo buoni rapporti con le scuole e le altre società sportive del territorio, le quali ci contattano continuamente per dimostrazioni di questa disciplina. Abbiamo inoltre molti volontari ed amici che spesso tolgono tempo alle loro famiglie per supportare le nostre attività. Infine una lancia va spezzata in favore degli amici di sempre: la Fainplast, la Fondazione Simona Orlini’ e l’ Ares».

di Matteo Porfiri

da Il Resto del Carlino del 21-03-2014

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