Un film coraggioso su un tema tabu’: l’amore e il sesso anche per “loro”

FIRENZE. Un film in sala, un tabù che si infrange. Martedì sera allo Stensen, alla prima proiezione toscana di The Special Need, la coraggiosa opera prima del regista trentenne Carlo Zoratti che affronta il delicato tema del sesso per le persone con disabilità intellettiva, era presente anche l’associazione Trisomia21 Onlus che, dal 1979, si occupa di uomini e donne con sindrome di Down, organizzando, fra le sue numerose attività, anche corsi di educazione all’affettività e alla sessualità sin dalla prima adolescenza. Insieme alla presidentessa Antonella Falugiani e alla psicologa Ivana Pilli sono intervenuti alcuni utenti dell’associazione con le loro famiglie. Un’occasione per discutere, terminata la proiezione, di un argomento complesso, che apre per ogni famiglia questioni diverse e di non semplice soluzione, e che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, deve fare i conti con un vuoto normativo e con l’assenza di figure professionali specializzate.

Quando Enea, sullo schermo, ammette con tutto il candore del mondo che gli «manca l’amore», Valentina, seduta in platea, si commuove. Lei, giovane donna con la sindrome di Down, è venuta avedere The Special Need, il film di Carlo Zoratti che racconta l’educazione sessuale di un trentenne affetto da autismo, insieme ad Antonella Falugiani, presidente dell’associazione Trisomia21, e alla psicologa Ivana Pili. E, una volta che i titoli di coda hanno smesso di scorrere e la luce è tornata in sala, si fa forza per combattere l’emozione, presentarsi al pubblico e raccontare la sua esperienza: «Sto con un ragazzo da quattordici anni», dice con fierezza, prima di spiegare che il suo sogno è quello di costruire, sempre di più, un piccolo universo di coppia, emanciparsi, per quanto possibile, dai genitori e trovare la propria intimità.
Allo Stensen c’è anche Francesco Pugliarello, papà di Fabio, 35 anni, che le difficoltà raccontate dal documentario le ha vissute in prima persona: «Quando mio figlio, per la prima volta, mi ha detto che voleva avere un rapporto sessuale con una donna, l’imbarazzo è stato grande — racconta — . Da una parte ero gratificato che volesse condividere con me un desiderio così intimo, dall’altra non nascondo che affrontare un discorso del genere mi abbia messo in difficoltà. Del resto, per quale genitore non sarebbe stato così? E’ una debolezza che dobbiamo imparare a vincere, ma non è semplice quando appartieni a una generazione che ha sempre considerato tanto il sesso quanto la diversità come dei tabù». Fino alla richiesta di Fabio, termini come “escort” non erano mai entrati nella vita di Francesco e della sua famiglia: «Eppure, in quel momento, sembrava l’unica soluzione possibile. Quando ho provato a contattare alcune di queste donne, però, si sono tutte tirate indietro: molte hanno accampato la scusa di avere un parente “dello stesso tipo” per giustificare il fatto che non se la sentissero, o hanno chiesto tariffe persino triplicate per scoraggiarci. Anche per questo credo che sia sempre più urgente l’istituzione, in Italia, degli assistenti sessuali che esistono già in altri Paesi europei».
Unafiguracrucialein The Spe-cial Need, e già raccontata, fra l’altro, da The Sessions, film di Ben Lewin, con Helen Hunt, che due anni fa fece un gran scalpore, ma che in Italia ancora non esiste, a differenza per esempio della Germania, dell’Olanda o dei Paesi scandinavi. «Attenzione però — mette in guarda Pili — perché non è detto che l’esperienza documentata da Zoratti sia valida in tutti i casi: Enea arriva in Germania al termine di un lungo percorso, nel corso del quale, grazie agli amici che lo hanno ascoltato, ha assunto consapevolezza di sé e dei propri desideri. Non si tratta semplicemente di fare sesso, ma di fare i conti con la propria sessualità e soprattutto con la propria affettività ». Un tema, questo, che a Valentina sta molto a cuore. Lei, l’ipotesi di un rapporto a pagamento la rifiuta categoricamente: «Le prostitute non vanno bene, ci vuole una persona “reale”, da conquistare». Il fine ultimo, come per Enea, non è il sesso, ma l’amore, l’instaurazione di una relazione in tutta la sua complessità. Qualcosa che lei ha trovato in Davide, il suo ragazzo, con cui ha condiviso anche i corsi di educazione organizzati da Trisomia21.
Un’esperienza che, invece, Fabio rifiuta: «Le ragazze “come lui” non gli piacciono», spiega Francesco, che sulla sua storia haanchescrittounlibro, La mia vita con Fabio, pubblicato a settembre da ali&no, dove è presente un capitolo dedicato al tema dei rapporti con l’altro sesso. «In questi ragazzi le pulsioni si manifestano molto presto — racconta Pugliarello — e sin da quando era piccolo mio figlio è stato attratto dalle donne belle, affascinanti. Ancora di più oggi, che è stato assunto a tempo indeterminato in una casa di moda fiorentina, ha trovato la sua indipendenza economica e si rifiuta di chiudersi all’interno di un’associazione ». Una ricetta valida per tutti, insomma, non esiste, se non quella, fondamentale, che ricorda Pili: «Mettere nella condizione di fare la propria scelta, ascoltare e non imporre quello che pensiamo sia giusto». Che, in fondo, è anche la grande lezione che Enea darà ai suoi amici.

di Gaia Rau

da La Repubblica del 03-04-2014

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