Torno a fare surf fra le onde vi racconto la mia gioia di disabile

LIVORNO. «Non puoi avere idea di quanto sia bello, una volta entrati in mare con i propri amici, mentre remiamo voltarsi e vedere le carrozzine vuote sulla spiaggia». Parola di Massimiliano Mattei, livornese. Insieme a Martino Serravalli (livornese) e a Lorenzo Bini (fiorentino), come lui appartenenti a Sport Insieme Livorno (Sil) e come lui atleti ex surfisti costretti sulla sedia a rotelle in seguito a incidenti, Massimiliano è il protagonista di una avventura che nasce nel segno dello sport e diventa simbolo di una battaglia di civiltà: l’idea di reinventare il surf ma a misura di disabile. Con il coraggio e la sfrontatezza tutta labronica di andare a giocarsela proprio con uno degli sport-simbolo della perfetta efficienza atletica. Eppure, a sentirli raccontare, si capisce come in mare si riducano le differenze rispetto a chi può contare sulle proprie gambe per camminare: a galla nel medesimo elemento, l’acqua, che rende l’uno uguale all’altro. Ecco che Livorno, patria di tanti surfisti e di uno spot fra i più apprezzati, con il progetto Surf Insieme Livorno-REable diventa l’apripista nel nostro Paese di un modo nuovo di intendere questo sport adattato a persone con disabilità fisica (negli Stati Uniti ha portato alla crescita dell’”adapting surf”). È stato Mattei a voler tornare in acqua con caparbietà, dopo l’incidente: del resto, l’amore per il mare l’aveva nel dna e il surf l’ha praticato fin da ragazzino («anche quando ha vissuto nelle Filippine dove lavorava come cuoco nel ristorante del padre»). Inutile dire che, dopo l’incidente che lo ha portato sulla sedia a rotelle, il surf era il tentativo di riannodare i fili con la propria esistenza precedente e, al tempo stesso, il desiderio di ritrovare il piacere del contatto col mare. «È con queste passioni che siamo cresciuti: il mare e il surf», sottolineano Massimiliano, Lorenzo e Martino: «Gli incidenti ci hanno costretto su una sedia a rotelle, ma non ce l’hanno fatta a togliercele. E la voglia di rimetterci sempre in gioco è rimasta». «La prima tavola me la sono costruita da solo», dice Massimiliano: «Ho usato pezzi di polistirolo per riuscire a tener ferme le gambe e sollevare il busto, ho messo due maniglie da adoperare per sostenermi e governare la tavola. È difficile anche solo che vi immaginiate quel senso di libertà che ho provato: era come se fossi nato una seconda volta». Ma quello è solo un primo passo: in tandem con Lorenzo e con Martino nasce l’idea che un bisogno così fortemente individuale possa aprire una porta per tanti altri ragazzi. Eppure no, non è stato facile come bere un bicchier d’acqua: quelle tavole da surf che erano la loro passione e che conoscevano così bene le hanno rimodellate, sistemate, riadattate. Non solo riprogettando daccapo maniglie, appigli e incavi particolari ma successivamente anche cercando un motore elettrico che potesse garantire una propulsione, da un lato, sufficiente (fino quasi a 20 km orari) e, dall’altro, controllabile (grazie a un dispositivo wireless al polso, per facilitare persone con disabilità più importanti come la tetraplegia. A questo punto c’è da uscire dal guscio dei tre amici a caccia dell’onda giusta. Come? Ecco in campo la Sil, associazione livornese che si batte per dare ai diversamente abili l’opportunità di fare sport, ma non qualcosa di assistenziale: al contrario, semmai lo sport come uno spazio di incontro che non crea recinti pietistici bensì valorizzando l’autonomia e l’indipendenza abbatte le barriere, architettoniche o mentali che siano. Non basta: in campo anche gli “shaper” (anch’essi livornesi) della TwinsBros Surfboards, riconosciuti tra i migliori costruttori artigiani di tavole in Italia. Dopo i test in mare con l’aiuto dei Twinsbros e della scuola surf Logical Surf, a suon di correzioni, migliorie e ritocchi sono saltate fuori le prime tavole “Re-Able”: adesso siamo già alla versione 2.0 motorizzata per persone con lesioni spinali para-teatraplegici. Con qualche requisito extra: maggiore galleggiabilità, incavi particolari, uno spazio allargato, assenza di spigoli più una serie di grip, maniglie e punta-gomiti per facilitare la manovrabilità. «Abbiamo formato un team – dicono Lorenzo e Martino – che ha lavorato sodo per creare tavole da surf di nuovo tipo, che ci aiutano anche se non colmano completamente i nostri limiti. Ciascuna tavola viene personalizzata non solo nel gusto estetico ma anche per adattarsi alla specificità anatomica di ognuno». Anche perché, come aggiunge Massimiliano, questo può essere uno strumento che restituisce completa autonomia in mare a tutti, come ad esempio anziani che vogliano riprovare il piacere di una nuotata ma abbiano poca forza nei muscoli. È stato sperimentato anche con ragazzi autistici o con altri disagi psichici per dare al mare una dimensione terapeutica. Un test è stato compiuto anche in un happening allo stabilimento balneare Big Fish, in zona Tirrenia, attrezzato per garantire la piena accessibilità a chiunque. È dell’associazione Alba, attiva in progetti di riabilitazione psico-sociale per il disagio psichico: è il primo caso in cui la gestione è affidata a persone che escono da un percorso di disagio mentale e che grazie al lavoro e alla condivisione tornano a essere protagoniste. «Questo è un sogno: poter surfare con i nostri amici in completa autonomia», ribadiscono i tre surfisti della tavola a propulsione “Re-Able 2.0”: «Ha un grandissimo potenziale riabilitativo ed emozionale adatto a qualsiasi disabilità. Possiamo ben dirlo: l’abbattimento delle barriere inizia anche dallo sport». Già, perché lo sport, al di là della valenza agonistica, ha «un valore ricreativo, educativo, di integrazione e aggregazione sociale, e perché no, anche nella sua funzione terapeutica di sviluppo psicofisico personale di ognuno di noi». Ed è l’occasione per «mettere in acqua l’uno accanto all’altro quanti, credendo nello sport, vogliono scoprire il piacere di stare insieme alla pari oltre l’handicap fisico».

di Mauro Zucchelli

da Il Tirreno del 07-04-2014

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