Barriere archiettoniche a Torino: la citta’ vista da un disabile

Per testare la nostra città abbiamo passato una giornata con Federico, ragazzo disabile in carrozzina che ci ha condotto per le vie del centro. Ed il risultato ci ha dato da pensare.

TORINO. Nella giungla metropolitana non è facile rendersi conto di quanti siano, in realtà, gli ostacoli che una persona disabile deve affrontare per compiere un semplice percorso. E non stiamo parlando delle solite buche, dei ciottolati retrò che serpeggiano per il centro storico e che, per ovvi motivi, non possono essere modificati. Parliamo della modernissima via Roma e delle vie limitrofe, gremite di negozi e luoghi pubblici. Torino è davvero una città agibile a tutti?

Per darci e darvi una risposta, abbiamo passato una giornata con Federico Fecchio, ragazzo disabile, in carrozzina dopo un brutto incidente all’età di 17 anni. Con il suo aiuto, abbiamo voluto testare la nostra città, mettendola a “prova di disabile” ed il risultato, in effetti, ci ha lasciato sconcertati.

Con Federico ci siamo incontrati in piazza Carlo Felice, sotto i portici a ridosso di piazza Luigi Lagrange: “Scusate il ritardo – si difende Federico – ma in questa città, trovare un parcheggio per disabili libero è un’impresa!”. Ed ecco il primo problema. Sì, perchè a quanto pare, di parcheggi per disabili non registrati, ovvero quelli fruibili da chiunque, a Torino, se ne contano davvero pochi. Per non parlare di quelli sotterranei: mentre alcuni sono agibili 24 ore su 24, altri, invece, presentano non pochi disagi, specialmente nelle ore notturne. Come quello in piazza Carlo Felice, proprio davanti ai nostri occhi. Malgrado il montascale posizionato in prossimità della rampa che consente l’accesso all’esterno, questo, risulta fruibile solo nelle ore diurne: “Il montascale funziona solo con una chiave – ci spiega Federico -. Per farti aprire devi telefonare ad un numero ed aspettare che qualcuno sopraggiunga ad aiutarti. Una sera, coi miei amici, abbiamo aspettato un sacco di tempo. Alla fine ci abbiamo rinunciato e siamo andati a parcheggiare altrove”.

Sopracciglia corrugate ed armati di santa pazienza, decidiamo di proseguire per la centralissima via Roma. E’ l’ora di punta di un caldo sabato pomeriggio e la folla è a ridosso di tutti i negozi. Federico ci fa notare che sono davvero pochi quelli in cui lui può accedere: la maggior parte delle entrate, infatti, sono precedute da scalini dalle svariate altezze, alcuni veramente insormontabili. Un ostacolo che, per una persona “normale” passa inosservato, ma che per un disabile in carrozzina costituisce una vera e propria montagna da scalare. E non stiamo parlando solo di piccole botteghe vintage, di negozi che hanno fatto la storia di Torino e per cui pare doveroso mantenere una certa costanza in termini storico-artistici, ma anche di catene multinazionali che, dato lo standard edile seguito in tutto il mondo, dovrebbero, per lo meno adattarsi alle esigenze di chiunque: “Montare delle rampe di giusta pendenza all’ingresso dei negozi non mi pare deturpi l’architettura del centro – afferma Federico -. In occasione delle Olimpiadi del 2006 e quindi anche delle Paraolimpiadi, Torino era affollata da rampe in ognidove. Non capisco come non abbiano potuto mantenerle”. Costi e fondi rosicchiati da spese più importanti ed un’architettura storica che dev’essere mantenuta a discapito delle persone in carrozzina. Sì, perchè la percentuale di negozi in cui Federico non può entrare si aggira intorno al 70%, una cifra che ci appare decisamente troppo elevata. Eppure Federico non si arrabbia e quando c’è occasione è disposto a riderci su. In prossimità di una gioielleria in via Lagrange, preceduta da un gradino a prova di sportivo, gli scappa un sorriso: “Meno male che non ho una fidanzata”.

Manovrando la carrozzina di Federico, scopriamo che la stessa via Roma presenta delle barriere: in prossimità degli incroci non soltanto vi sono delle grate in cui le rotelle possono facilmente incastrarsi, ma le stesse modeste rampe che consentono alla carrozzina di scivolare verso le strisce pedonali, hanno una pendenza che Federico, da solo, non riuscirebbe a superare. Verso piazza Castello, tuttavia, troviamo la prima vera soddisfazione della giornata: in uno dei più importanti musei di Torino, non soltanto ci sono rampe fattibilissime che conducono all’ingresso, ma dopo una breve conversazione con l’addetto alla biglietteria, siamo felici di constatare che il percorso non presenta difficoltà e che la direzione dà, ai disabili, la possibilità di noleggiare una carrozzina elettrica. Lo stesso non si può dire per altri luoghi storici la cui direzione, se per alcune parti ha potuto ottenere la costruzione di ascensori, per altre si è dovuta rassegnare a mantenere un’architettura colma di scoscese scalinate.

Anche il lato informativo lascia un po’ a desiderare. Davanti ad una cartina che ci presenta le magnificenze di Torino, con musei e luoghi d’arte da visitare, non c’è neppure un simbolo che identifichi un percorso agibile per disabili: “Se io vengo a Torino per la prima volta – afferma Federico – mi piacerebbe sapere quali strade posso fare e quali no. Guardando questa piantina potrei fare tutto, o forse niente”.

Quanto ai trasporti, la maggior parte dei mezzi pubblici dispone di montascale elettrici che permettono l’accesso anche alle carrozzine, come i bus a due piani che permettono di effettuare un giro turistico per le vie più belle del centro. Ci avviciniamo ad uno di questi, parcheggiato in piazza Castello, chiediamo all’autista di poter salire, ma “ops!” il montascale non funziona. Tra una valanga di “scusate, ci dispiace”, ci congediamo con amarezza e ci sediamo, finalmente, a prendere un caffè: “Il problema dei trasporti pubblici è molto semplice – ci spiega Federico -. Il montascale c’è quasi sempre, ma la maggior parte del personale non lo sa usare e quando rimane fermo per un bel po’ di tempo, spesso presenta dei problemi e non può essere utilizzato”.

di Valentina Ferrero

da TorinoToday del 15-04-2014

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