L’accusa di Pancalli: la politica non crede nella forza dello sport

Frecciata del presidente del comitato paralimpico italiano «Serve alla crescita del territorio, mancano le risorse».

TREVISO. «Abbiamo stravolto il movimento paralimpico, negli ultimi 14 anni l’approccio alla disabilità nello sport è profondamente cambiato. La nostra vittoria è stata il successo delle Paralimpiadi di Londra, superiore forse a quello degli stessi Giochi: abbiamo una dimensione umana che il mondo olimpico non possiede più. La soddisfazione più grande? È stata la Rai a cercarci per Londra e Sochi: per la prima volta, è stato reso normale, ciò che prima non era considerato tale». Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico, riassume così la sua esperienza di dirigente, che al tempo stesso è la sintesi perfetta della sua incredibile vita. Invitato dal Panathlon di Treviso, l’ex commissario straordinario della Figc racconta a Palazzo Rinaldi il suo amore per lo sport, descrive la sua “vita senza confini”, ma lancia anche frecciate alla politica e al sistema paese. «Con la forza dello sport, possiamo costruire un’Italia migliore. Ma per dare forza a un assessorato, occorre riempirlo di risorse. Purtroppo, non si crede nello sport come esempio di crescita del territorio», l’atto d’accusa di Pancalli, che a Roma fa parte della giunta Marino. «Troppo comodo addossare sulla scuola le colpe degli insuccessi del nostro sport», incalza il dirigente romano, che oggi compie 50 anni, «Trent’anni fa, le ore di educazione fisica erano le stesse, ma le società avevano più presa e i tecnici erano evangelizzatori. Ci è mancata la capacità di ideologizzare la politica sportiva». Stimolato dal giornalista Giacomo Crosa, illustra il libro autobiografico “Lo specchio di Luca”: «La mia vita non ha nulla di eccezionale, ma non la cambierei. Non ho mai separato le due vite, prima e dopo l’incidente. Mi ha aiutato lo sport, che è stata la mia colonna sonora». Rimasto a 17 anni in una sedia a rotelle per un caduta da cavallo, l’assessore allo sport del Comune di Roma è entrato nella storia del movimento dei diversamente abili. Un pioniere, un rivoluzionario. «Ma non mi interessa essere ricordato, conta aver lasciato un segno», rimarca, «Da ex atleta, ho combattuto l’atteggiamento compassionevole, che aveva un tempo la dirigenza sportiva e tuttora mi fa venire l’orticaria. Ho fatto cancellare il vocabolo “disabile” e siamo diventati paralimpici, acquisendo una normalità, che tempo addietro non ci veniva riconosciuta». «Vogliamo una città accessibile a tutti», aggiunge l’assessore comunale Ofelio Michielan, «Stiamo lavorando, perché i luoghi dello sport cittadino lo diventino».

di Mattia Toffoletto

da La Tribuna di Treviso del 16-04-2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...