Menu in braille e mostre tattili. Apre il ristorante per non vedenti

BOLOGNA. Il menu si può leggere sfiorandone la carta. E anche per farsi un’idea del locale in cui si sta entrando, si è liberi di affidarsi alla sensibilità dei propri polpastrelli. L’Altro Spazio è un ristorante a misura di non vedente. Ha aperto a Bologna, in via Belvedere, una delle stradine più colorate del centro storico, poco più di un mese fa ed è già diventato un punto di riferimento cittadino, soprattutto per chi vive nell’ombra. E’ un progetto dell’associazione Farm che due anni fa, sempre sotto le Due Torri, ha inaugurato il primo bar d’Italia gestito da ragazzi sordi: il Senza Nome, dove caffè, panini e birre si ordinano con bigliettini prestampati da consegnare al bancone. Anche a L’Altro Spazio parte del personale non può sentire: legge il movimento delle labbra, e comunica con la Lis, la lingua dei segni italiana. L’integrazione è il piatto forte del menu: linguaggio visivo, tattile, verbale e non verbale si mescolano con gusto. Già all’ingresso.
Varcata la soglia, al cliente viene consegnata una mappa tattile per orientarsi tra i tavoli, dove posate, bicchieri e tovaglioli hanno posizioni e forme ben definite, così da essere facilmente localizzati e utilizzati. Niente piatti eccessivamente piani, quindi, meglio stoviglie dai bordi rialzati come scodelle, più comode per chi non vede. Ogni indicazione, a partire dal menu, è tradotta in braille. Sfiorando la carta, si scoprirà che i piatti forti della casa sono a base di verdure, e che in cucina puntano su prodotti di stagione sia per cena che per pranzo.
L’idea è quella di un ambiente accogliente per tutti, vedenti e non, sordi e non. E l’integrazione passa anche dalle attività culturali. Oltre a tavolette per la scrittura in braille, e una serie di giochi a disposizione dei clienti, come la scacchiera tattile, vengono organizzati concerti jazz e mostre. Se al Senza Nome in questi giorni è in corso la mostra visivo-uditiva “Con l’aiuto di Eros” di Marina Brancaccio, qui è ospitata la mostra tattile dello scultore cieco Alessandro Mancinone. Le sue opere, tra cui un autoritratto, si guardano e si toccano. Due volte al mese si tengono poi cene al buio: un’esperienza sensoriale nuova, ma anche un’occasione per confrontarsi con le difficoltà di chi non può vedere mai con gli occhi ciò che mangia.
Già il nome del ristorante è indicativo. “Abbiamo scelto di puntare sul concetto di altro (uno dei primi che si imparano a scuola, ma che gli adulti dimenticano troppo facilmente) creando un ambiente adatto a tutti – ci spiega Nunzia Vannuccini, presidente di Farm – La lettera a, che compare in braille nel logo del locale, rappresenta anche l’inizio della comunicazione, di un alfabeto traducibile in tutte le lingue”. Un antipasto ancor più goloso dello sformatino di verdure e misticanza che apre il menu del giorno.

di Francesca Blesio

da Il Corriere della Sera del 15-04-2014

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