La Fish si rinnova, nel segno della continuità. Parola di Vincenzo Falabella

Intervista al nuovo presidente della Federazione italiana superamento handicap: “Siamo per il dialogo con tutti, credo molto nell’ascolto e nel confronto”. Piena continuità e rafforzamento delle strategie dell’epoca Barbieri. “A volte occorre scendere in piazza, ma non prima di aver tentato il confronto”.

ROMA. E’ stato il più votato dai delegati dell’assemblea che a fine marzo ha rinnovato il direttivo della Federazione italiana superamento handicap. Ieri Vincenzo Falabella è stato eletto presidente della Fish, e succede in questo ruolo a Pietro Barbieri, per 18 anni alla guida della Federazione. Falabella, pugliese ma attivo a Roma dove svolge la professione di avvocato, vanta una consolidata esperienza in ambito associativo: è presidente dalla Federazione delle associazioni italiane para e tetraplegici (Faip) dal 2011 ed è stato fra i fondatori di Fish Puglia.

Lo raggiungiamo al telefono all’indomani della nomina, mentre si è recato all’ufficio della Fish per mettere mano alle prime pratiche in agenda: “Abbiamo modificato lo Statuto e abbiamo in piedi una serie di sollecitazioni dai territori. Dobbiamo stare sui temi dell’agenda, le questioni nazionali e internazionali non ci concedono il lusso di vacanze”. Falabella resterà in carica fino al 2018 per un piano d’azione quadriennale: una durata della presidenza che la Fish ha voluto aumentare di un anno proprio nell’ultima assemblea, in modo da poter rappresentare una interlocuzione continuativa con il governo centrale del Paese, “sempre in maniera propositiva: non modificheremo il modo di agire portato avanti in questi anni”.

Quali le linee che orienteranno il suo mandato?
Sono le linee emerse dal nostro piano d’azione e dalle mozioni approvate, un lavoro corposo da portare avanti che vedrà l’impegno di squadra di tutta la giunta. In primis, l’obiettivo è di contribuire fattivamente a un sistema sociale nazionale che sappia realizzare servizi omogenei su tutti i territori, sulla base dei livelli essenziali di assistenza e dell’innovazione. E occorre costruire e consolidare le risorse, sia sul Fondo per le politiche sociali sia sul Fondo nazionale non autosufficienza. Per questi nuovi servizi occorre recuperare almeno mezzo punto di Pil della spesa pubblica.

Uno degli impegno è l’Osservatorio nazionale sulle disabilità. Il vecchio è scaduto, è imminente il decreto per la nomina del nuovo.
Non conosco ancora i tempi di nomina, dopo Pasqua avrò ben chiare tutte le scadenze. Noi cercheremo di apportare un contributo di idee e di strategie politiche. Mi piace parlare al plurale ancora una volta, perché portiamo l’esperienza di una squadra variegata, di persone che hanno fatto la storia del nostro movimento e della Federazione in campo nazionale e internazionale, cito soltanto Barbieri, Griffo, Nocera, Bomprezzi.

Si rafforzerà il rapporto con la Fand, l’altra grande federazione di associazioni di persone con disabilità? Si andrà nella direzione dell’unione tra federazioni?
Noi siamo per l’inclusione. Sarebbe bello che le persone con disabilità avessero un solo riferimento. Incontrerò a breve la Fand, con la quale in questi anni abbiamo avuto un rapporto proficuo. E auspico che, dopo un incontro conoscitivo, possano scaturire sinergie e un patto di intenti per azioni univoche. Ascolterò le proposte della Fand. L’importante è che ognuno si assuma le responsabilità delle proprie scelte, scelte scaturite non da corporativismo ma da vera necessità. Diciamo che questo è il nostro vademecum.

Negli ultimi tempi si è stagliata netta la questione dei due diversi metodi di rivendicazione dei diritti: quello della piazza (portato avanti, tra gli altri, con particolare forza dal Comitato 16 novembre) e quello dei tavoli condotto dalla Fish. Qual è la sua opinione?
Guarderò con molta attenzione questi movimenti che hanno voluto mantenere una strategia più di rottura, diciamo così, che di confronto. Dialogherò con loro, per condividere punti comuni. Le manifestazioni di piazza sono necessarie talvolta, ma le azioni vanno tramutate politicamente. Ben vengano, ma devono essere costruttive. Credo molto nel contraddittorio, nell’ascolto, nel confronto, per questo penso che prima di scendere in piazza occorre aver fatto almeno un tentativo di confronto. Altrimenti è alto il rischio di strumentalizzare e di essere strumentalizzati. Come Faip abbiamo seguito con molta attenzione il caso Stamina, e abbiamo constatato la strumentalizzazione da parte delle tv delle proteste di piazza. Sul decreto salva-Italia sono sceso in piazza in prima persona con la Fish, dopo aver chiesto più volte incontri e dialoghi.

Proprio ieri un cartello di organizzazioni ha presentato ricorso contro il nuovo Isee: quale la posizione della Fish sull’argomento?
Il 9 aprile c’è stata una sentenza storico portata avanti da Fish e Anffas nei confronti dell’Inps sugli accertamenti. Detto questo, sull’Isee la posizione è quella di una sempre maggiore attenzione, non vogliamo che vi rientri l’indennità per le persone disabili come sempre abbiamo detto. E’ un indicatore sociale non equo.

Tra poco si va al voto. L’agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali inserisce l’Italia fra gli unici 7 paesi sui 28 membri in cui il voto è permesso anche a chi non ha “capacità giuridica”. Nei fatti, che i disabili esercitino effettivamente il diritto di voto scontato?
Non è per nulla scontato. E’ una questione culturale: gli ostacoli dimostrano quasi che il voto delle persone con disabilità non sia ritenuto dello stesso valore e garanzia degli altri. Penso all’accessibilità delle urne ma anche al trasporto per raggiungere i seggi. Noi siamo per l’inclusione e le tante organizzazioni che lavorano sui territori (alla Fish aderiscono 34 associazioni nazionali oltre alla federazioni regionali che raggruppano al loro interno diverse organizzazioni) agiscono per questo obiettivo. (ep)

da Redattore Sociale del 19-04-2014

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