Ristoranti per tutti, una “opportunita’ di crescita”. Neanche troppo costosa

L’esposto del padre di un genitore disabile per l’inaccessibilità del bagno mette in crisi il ristorante storico di Camerano, nelle Marche. Ma “l’abbattimento delle barriere è un obbligo solo in certi casi. E non è troppo costoso”.

ROMA. Per Pasquetta offrirà ancora i suoi piatti migliori, ma dal 24 aprile chiuderà i battenti il ristorante storico del paese, perché il bagno non è accessibile. La storia arriva da Camerano, in provincia di Ancona, ma non si tratta di un caso isolato. Tanti sono gli esercizi commerciali che passano i guai per colpa di barriere che non dovrebbero esserci e normative che non vengono rispettate. A Camerano, è accaduto alla trattoria “Strologo”, aperta dal lontano 1936. La notizia, che circola in questi giorni attraverso la stampa locale, suscita tristezza in paese. Tutto è iniziato con l’esposto presentato dal padre di un ragazzo disabile, che ha denunciato l’inaccessibilità del bagno del ristorante. Sono arrivati Asl e Carabinieri che, in seguito a un’ispezione, hanno disposto l’adeguamento e la messa a norma della struttura. I lavori, però, costerebbero troppo, da quanto riferisce il proprietario. Di qui, la decisione di chiudere.

Si può dire quindi che un ristorante chiuda per colpa delle barriere? Può l’accessibilità condannare a morte uno storico locale? Le cose non stanno esattamente così. “Non credo che il problema vero sia quello legato all’adeguamento ovvero di superamento delle barriere architettoniche – afferma Daniela Orlandi, architetta esperta in materia di progettazione inclusiva, del Consorzio sociale Coin – Non conosciamo la situazione del locale, ma in generale le soluzioni per l’accessibilità, se fatte con criterio, non hanno dei costi spropositati. Piuttosto, va vista come una sfida, un investimento per ampliare la fascia dei clienti potenziali. Non dimentichiamo che abbiamo ratificato la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e che abbiamo delle leggi che richiedono spazi accessibili, anche se l’apparato di verifiche e quello sanzionatorio non sono molto efficaci”.

Un locale aperto al pubblico deve però rispondere a una serie di norme igienico sanitarie, di sicurezza e anche di accessibilità. “Proprio l’accessibilità – spiega Orlandi – è uno degli elementi che compongono il quadro dei requisiti, ed è probabile che un locale che non effettua alcun tipo di intervento per anni, abbia diversi nodi irrisolti in termini di adeguamenti normativi. Ma se fosse veramente e solo un fatto di barriere, allora si potrebbero certamente individuare soluzioni economicamente abbordabili per ottenere l’accessibilità”. Per quanto riguarda in particolare i bagni, “si pensa che quelli accessibili, erroneamente definiti come bagni per disabili, debbano avere dimensioni ridondanti, ma non è così. Si ritiene anche di dover utilizzare sanitari specializzati, ma la normativa tecnica non richiede simili soluzioni. Spesso si tratta di interpretazioni erronee e un po’ di speculazione, che purtroppo entra in gioco quando si acquistano prodotti dedicati alle persone disabili”.

Anche il problema di rampe e gradini si può risolvere con relativa facilità: “ci sono rampe removibili e portatili – spiega Orlandi – di semplice apertura, che possono essere usate al momento. E’ successo proprio così nella nostra trasferta a Londra per le Paralimpiadi nel 2012. Un ristorante aveva un gradino all’ingresso e con noi c’era una collega su sedia a ruote. Siamo entrate per chiedere e ci hanno detto che non c’era problema. Subito dopo è uscita una giovane cameriera che ha montato una rampetta mobile, permettendoci di entrare comodamente. Probabilmente oltre alla rampa in sé il personale aveva anche una preparazione per accogliere la clientela, disabile o meno. Le barriere vanno prima superate nelle nostre menti, poi forse riusciremo a superarle nel mondo fisico. Gli strumenti ci sono e non sono necessariamente costosi”.

da Redattore Sociale del 21-04-2014

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