Carissimi ausili: cos’e’ veramente utile in un veicolo?

Continua il “viaggio” di Giorgio Genta tra gli ausili, sempre con il consueto stile a cavallo tra l’ironia e il quotidiano, partendo dalle esperienze di “vita vissuta” con la figlia Silvia, giovane donna con disabilità. Vediamo dunque, questa volta, come si è riusciti ad allestirle un perfetto “mezzo d’assalto” e da diporto.

Quali ausili sono indispensabili, quali utili e quali chiaramente inutili o addirittura dannosi in un veicolo destinato al trasporto di persone con disabilità in carrozzina? Eviteremo di rispondere alla domanda in modo preciso e perentorio, semplicemente perché è impossibile farlo, essendo tali risposte legate ad esigenze personali e dipendendo inoltre da moltissime variabili.

Dopo un certo periodo di tempo, quindi, dall’incidente che aveva distrutto l’Ulysse – come avevamo raccontato nella prima parte di questa trattazione dedicata agli ausili per auto – venimmo “miracolosamente” in possesso di un Viano a passo normale, diesel 2500 cc, cambio manuale, usato ma in perfetto stato, con soli 25.000 chilometri percorsi, immatricolato come veicolo commerciale, omologato per cinque passeggeri + 700 chili di carico. Anche il prezzo, poi, era assai conveniente. Insomma, esattamente e incredibilmente quello che cercavamo.
Credo di avere già intrattenuto i Lettori in un precedente articolo sul fatto che quel veicolo era stato originariamente di proprietà del marito di una veterinaria dell’Alessandrino; ora aggiungo che era stato utilizzato solo per trasportare strumenti musicali (il proprietario era appunto un musicista) e che l’unico animale che vi avrebbe posto zampa sarebbe stato l’ormai mitico Milton, cane dalmata “schizofrenico” nonché “paranoico”, ex trovatello abbandonato nel bosco e, grazie a Dio, terrorizzato dai viaggi in macchina (forse ricorda ancestralmente il viaggio dell’abbandono?); senz’altro divagare, informo che vi pose zampa, ma che subito dopo la ritrasse per via delle sue turbe sovraelencate.

Trovato dunque il veicolo, ci dedicammo agli accessori atti a trasformarlo in un perfetto “mezzo d’assalto” e da diporto per Silvia e per ogni altra persona con disabilità in carrozzina.
Reperire un idoneo sollevatore da piazzare lateralmente fu apparentemente un gioco da ragazzi: scaricammo da internet alcune centinaia di specifiche tecniche, di indirizzi di ditte produttrici e di concessionari di vendita, nonché di officine autorizzate al montaggio e oplà il gioco… non fu per niente fatto! Fu proprio allora, infatti, che nacquero i primi problemi.
Volevamo l’elevatore laterale (che certamente qualche problemino in più comporta, essendo assai più semplice piazzarlo posteriormente), per motivi di sicurezza (memori del precedente incidente e in modo che Silvia fosse proprio al centro del veicolo), fisiologici (in terza fila è molto più facile patire il “mal d’auto”, provare per credere) e di logistica (ci serviva un posto per sdraiarla e cambiarla = ottimo, in tal senso, il “divano a tre posti” in terza fila); inoltre, era indispensabile conservare il bagagliaio posteriore.
Volevamo poi che l’elevatore stesso, in posizione di riposo, non alterasse la visibilità e possibilmente l’estetica del veicolo.
Fu tutto mirabilmente perfetto: superate infatti alcune difficoltà burocratiche, relative alla tipologia di immatricolazione, munito il Viano oltre che di elevatore anche di un efficace sistema di ancoraggio della carrozzina e della sua passeggera, il veicolo ci venne consegnato nei termini e nei costi pattuiti.
Con una piccola spesa aggiuntiva, iniziò quindi la produzione di una limitata serie di “ausili-fai-da-te” oppure fatti fare su disegno e progetto nostro.

Il Viano è per certo un veicolo versatile e spazioso, il massimo possibile come dimensioni esterne, per poter entrare nel giardino di casa e girare per le vie dei piccoli paesi, oltreché come spazi interni. Malauguratamente, però, esso si rivelò – non certo per colpa del progettista e del costruttore teutonico (ma in realtà anche un po’ americano) – appena sufficiente all’interno e appena non troppo grande all’esterno.
Chiariamo meglio: all’interno l’elevatore porta via un po’ di spazio, anche se non tanto; il sedile pieghevole e parzialmente a scomparsa (non omologato, non traditeci!…), imperniato sul retro del sedile di guida e utilizzato per assistere Silvia (aspirarla, controllarne la saturazione ecc.), ne ruba un altro po’; le rotaie, gli avvolgitori, le cinghie, i ganci nonché le cinture di sicurezza, ancora un altro po’; alla fine, quindi, la manovra necessaria a ruotare la carrozzina di 90 gradi, una volta imbarcata, viene eseguita con un possibile margine di errore di 5 millimetri per parte. Non esagero e nemmeno scherzo: 5 millimetri! E comunque a tutto si fa l’abitudine, anche alla precisione.

Oltre alla corrente fornita dalla batteria “di bordo”, disponiamo anche, tramite un piccolo inverter, della 220 volt, indispensabile a ricaricare le batterie degli aspiratori tracheali (due) e dei ventilatori polmonari (sempre due) che ci portiamo dietro. Volendo, potrebbe essere utilizzata – la 220 volt, intendo -, anche per fare il caffè con una simpatica caffettierina da viaggio presa con i punti del supermercato e purtroppo mai usata perché andata dispersa nel mare magnum degli ausili inutili dismessi.
Ciò che si rivelerebbe invece veramente utile – e che quindi non è stato acquistato… – sarebbe una piccola telecamera posteriore giacché il Viano, con i suoi bellissimi vetri azzurrati e il posteriore squadrato, rende assai costosa la retromarcia specie di notte. Un esempio: la “plastichetta” del gruppo ottico posteriore costa alcune centinaia di euro (non vorrei esagerare), è bellissima e dannatamente fragile.
Mi congedo quindi con il più noto dei proverbi liguri, Emu za detu!, usato spesso dal Fantozzi cinematografico “prima maniera” e significante letteralmente «Abbiamo già dato!», in relazione alla questua in parrocchia, ma di valenza davvero universale.

di Giorgio Genta

da Superando.it del 25-04-2014

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