Bologna, continua l’odissea di Elisa Bortolazzi con i mezzi pubblici

BOLOGNA. “Sono molto delusa perché voglio muovermi come tutti gli altri e invece trovo sempre molti ostacoli”. A dirlo è Elisa Bortolazzi, la ventenne disabile di San Felice sul Panaro che per un anno ha lottato con le Ferrovie dello Stato affinché la stazione del suo comune di residenza venisse attrezzata per i disabili. Lei, infatti, studia Giurisprudenza a Bologna e si sposta in treno.

Ora però è alle prese con il servizio del trasporto pubblico dell’Emilia-Romagna a Bologna. In 5 occasioni ha prenotato il servizio per disabili (un autobus accessibile con pedana per salire con la sedia a ruote) e tutte e 5 le volte è arrivato un mezzo senza pedana o con la pedana rotta. La sua odissea con le Ferrovie è stata raccontata su Redattore Sociale. Elisa ha viaggiato per quasi un anno su treni non accessibili, su vagoni non attrezzati, quasi fosse una clandestina. La storia però ha avuto un lieto fine. Dopo un anno di richieste, una segnalazione che ha fatto il giro della stampa e l’intervento del governo, le Ferrovie ed Elisa hanno trovato una soluzione. Rfi ha infatti attivato in via sperimentale un servizio pilota che sfrutta al meglio la struttura della stazione di San Felice sul Panaro, attivo per tutti i disabili che viaggiano da e per il comune in provincia di Modena. Elisa usufruisce dell’aiuto del capotreno per salire sul vagone a San Felice sul Panaro e mettere la sua sedia a ruote manuale in sicurezza, poi del servizio di assistenza della Sala Blu di Bologna per scendere dal treno all’arrivo e, infine, dell’accompagnamento su mezzi attrezzati della Società Dolce fino all’Università. Stesso percorso, al contrario, nel pomeriggio alla fine delle lezioni. Finora è andato tutto bene.

Adesso però sono cambiati gli orari delle lezioni, Elisa esce un po’ prima dall’università e la società Dolce non riesce a garantirle il passaggio per il viaggio di ritorno verso la stazione. Per questo ha deciso di muoversi in bus. Cinque volte su 5 il servizio però non ha funzionato. Il tragitto è quello della navetta C, dal Teatro Comunale alla stazione centrale. Poco più di 10 minuti di strada che è riuscita a fare solo grazie all’aiuto dei colleghi di corso. “Per salire su un autobus devo prenotare il servizio tre giorni prima – spiega Elisa – comunicare quale linea intendo prendere, da quale fermata e l’orario”. È così che una decina di giorni fa, consapevole dei nuovi orari universitari, ha prenotato.

“Una volta può capitare che qualcosa non funzioni – spiega – ma se non ci fossero stati i miei compagni sarei rimasta a terra”. Ancora una volta infatti si è trovata davanti a un autobus sì attrezzato per disabili ma con la pedana non funzionante. L’altro giorno invece ne è passato uno senza. “La Tper mi chiede di prenotare il servizio in anticipo per garantire il servizio. Mi chiedono serietà, ma poi non fanno altrettanto”. Sollevata dai compagni di corso Elisa riesce a salire sull’autobus, ma non riesce a fermare la sedia a ruote con la cintura di sicurezza. “Metto il freno nelle ruote e va bene lo stesso”. Se non ci fossero stati i suoi amici, compreso uno che è rimasto con lei sul bus fino alla stazione, però Elisa non sarebbe riuscita né a salire, né a scendere. “Cerco di muovermi sola senza coinvolgere la famiglia e gli amici, purtroppo non è possibile. Sono molto arrabbiata”.

Al call center di Tper le prenotazioni a nome Bortolazzi esistono, insieme anche a quelle per tutto il mese di maggio. Elisa ha già fatto il suo reclamo all’azienda dei trasporti dell’Emilia-Romagna che si è impegnata ad approfondire l’accaduto. “Facciamo sincere scuse per quanto occorso a Elisa – dicono dalla Tper – in un caso si è trattato di un errore nell’assegnazione in turno del veicolo, poiché il mezzo impiegato in servizio non era dotato di pedana per l’accesso delle carrozzelle, negli altri casi ci è stato riferito un malfunzionamento del meccanismo di estrazione dello scivolo mobile. Non ci esimiamo dalla responsabilità di quanto è accaduto e opereremo in concreto affinché fatti analoghi siano sempre meno frequenti, fino a essere totalmente scongiurati. Nel caso specifico – continuano dall’azienda – provvederemo a un intervento di riadattamento tecnico dei due mezzi, sostituendo lo scivolo elettrico con una pedana a ribaltamento manuale, soluzione che prediligiamo”. A Bologna e provincia Tper è passata da 9 posti per passeggeri in sedia a ruote presenti sui bus nel 2000 ai 536 attuali. Dall’azienda sottolineano anche che “tutte le rampe sono sottoposte a un piano di revisione e controllo trimestrale, il loro funzionamento è, quindi, testato periodicamente e i conducenti sono al corrente delle procedure per l’estrazione dei diversi tipi di scivoli. Confidiamo davvero – concludono – di arrivare ad assicurare a Elisa condizioni di servizio sempre adeguate, pari a quelle che già siamo riusciti a ottenere con l’utilizzo dei nostri nuovi treni sulla tratta ferroviaria da lei utilizzata per il suo viaggio pendolare ”.

di Irene Leonardi

da Redattore Sociale del 03-05-2014

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