Ultrahaptics, gli ultrasuoni aprono la strada ai videogiochi tattili

Un team di ricercatori ha trovato il modo di riprodurre sensazioni tattili in simulazioni virtuali utilizzando ultrasuoni. Se tutto va bene, nei videogiochi del futuro useremo anche il tatto.

di Fabio Deotto

Uno dei grandi limiti che ha contribuito a mantenere al palo l’eterna promessa della realtà virtuale consiste nella relativa impossibilità di riprodurre sensazioni tattili plausibili. Fino ad oggi, l’unica prospettiva possibile sembrava essere quella di dotare chiunque volesse esplorare un paesaggio virtuale di ingombranti guanti aptici.

Ora però un nuovo team di ricercatori sta provando a percorrere una strada alternativa: quella degli ultrasuoni.

Il team di Tom Carter, professore dell’Università di Bristol, ha sviluppato uno strumento composto da 64 trasduttori a ultrasuoni disposti su una griglia 8×8. Nell’esperimento alla base dello studio, questa griglia era connessa a dei circuiti e a un computer, in questo modo, il team è stato in grado di articolare diverse simulazioni tattili sfruttando lo spostamento d’aria generato dagli ultrasuoni. Testando diversi pattern sulla mano di alcuni volontari, Carter e colleghi hanno scoperto che è possibile suscitare un feedback tattile su una specifica parte del palmo della mano, che la zona più sensibile è sull’asse che va dal mignolo al pollice e che l’area di stimolazione più ridotta è di 2 cm quadri.

La prima applicazione ipotizzata dai ricercatori di Ultrahaptics è naturalmente legata al mondo dei videogiochi. Accoppiando un sistema come quello studiato da Carter e soci a un’interfaccia gesturale come può essere quella di Kinect, è possibile ottenere risultati più realistici e consentire al videogiocatore di ottenere un riscontro tattile riguardo l’efficacia dei propri movimenti. Qualcuno inoltre già intravede applicazioni di contorno, come ad esempio la possibilità di utilizzare la griglia per riprodurre la sensazione di essere immersi in un’ambientazione ventosa.

Ma la vera ambizione di Carter e compari è un’altra. La tecnologia di ultrahaptics, una volta perfezionata, potrebbe infatti essere utilizzata per fornire informazioni importanti a persone non vedenti, una sorta di braille a ultrasuoni che consentirebbe al soggetto di ottenere informazioni a distanza.

Attualmente il prototipo è in piena fase sperimentale, e nonostante i nodi da sciogliere siano ancora tanti (uno su tutti: la miniaturizzazione), Carter è certo che di qui a un paio d’anni il tatto virtuale a ultrasuoni entrerà a far parte del nostro universo sensoriale.
da Panorama del 30-04-2014

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