Amore e odio in Ucraina nel linguaggio dei segni

CANNES. Un film senza parole, ma con i soli gesti degli interpreti tutti sordomuti. Ma anche un lavoro in cui si mescola violenza, criminalità e sesso, come capita spesso a tutte le comunità messe ai margini. The Tribe del regista ucraino Myroslav Slaboskpytskiy, che al Festival di Cannes sarà in corsa alla Settimana della Critica, non manca insomma di originalità e coraggio.
La storia: Sergey, sordo e muto, entra in un istituto specializzato per il suo handicap e si ritrova a subire i maltrattamenti della banda che gestisce gli affari della comunità e la prostituzione. Lentamente arriva anche a scalare la gerarchia del luogo, ma si innamora della giovane Anna, membra della tribù, che vende il suo corpo sia per sopravvivere che per lasciare il prima possibile l’Ucraina. Non solo. La ragazza è altamente pericolosa essendo una delle concubine del boss, protetta così dalla rigide regole etiche della comunità criminale.
Va detto che l’intero cast di The Tribe è composto da sordomuti senza alcuna esperienza di recitazione selezionati tra oltre trecento potenziali attori provenienti da Ucraina, Russia e Bielorussia. E anche che il primo esperimento sul campo di Slaboshpytsky risale al 2010 con il corto Deafness dove il cast era composto da persone con problemi di udito.
«Una cosa fantastica questa convocazione di Cannes considerando il ritardo della post-produzione. Infatti, avevamo già deciso di proporci per Venezia o Locarno, ma alla fine avevamo fatto in tempo a fornire una copia sporca a Cannes il giorno prima della scadenza dei tempi», ha spiegato Myroslav Slaboskpytskiy in una intervista. «Insomma una grande sorpresa essere stati scelti anche se ora dobbiamo montare il film in fretta e furia e non con la calma che avremmo voluto».
The Tribe, infine, prosegue la serie positiva per la società francese di vendite internazionali Alpha Violet che vede ancora una volta un titolo della sua line-up selezionato nel programma di un grande festival. Fondata a inizio 2012, la struttura guidata da Virginie Devesa e Keiko Funato punterà stavolta su questo film. «Ho abitato in Ucraina e lavoro al festival di Kiev», ha spiegato Virginie Devesa in una intervista a Cineuropa. «Io e la mia socia Keiko conosciamo il lavoro di Myroslav da tempo. Abbiamo visto le prime immagini di The Tribe a Mosca lo scorso ottobre e ne abbiamo visionato cinque minuti a Varsavia. È un film unicamente nel linguaggio dei segni, ma si capisce tutto. È una storia d’amore e di odio, con un clan mafioso e un uomo che fa di tutto per salvare la donna che ama. Abbiamo avuto un vero colpo di fulmine».

da L’Arena del 05-05-2014

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