“Carrozzine fuoristrada” per scalare le montagne: a Bolzano il raduno europeo

ROMA. Si chiamano “Joëlette”, arrivano dalla Francia e permettono di “scalare le montagne” anche a chi non può camminare. Ormai diffuse e utilizzate in molte zone montane d’Italia, il 23 e 24 maggio le “carrozzine fuoristrada” di tutta Europa si incontreranno Bolzano, per il primo raduno internazionale. La Joëlette ha una sola ruota, dotata di sospensione e freno: grazie agli appositi bracci anteriori e posteriori, viene condotta di solito da due accompagnatori, specificamente formati e allenati: con la forza delle loro braccia e delle loro gambe, infatti, Joelette può sfidare anche i sentieri più impervi e le salite più impegnative. Unica condizione indispensabile per il passaggio di Joëlette è che il sentiero sia largo almeno 40 cm. Ai due accompagnatori principali, si affiancano in molti casi una terza e a volte anche una quarta persona, che contribuiscono a trainare la carrozzina mediante una fune, nei tratti di maggiore pendenza e per aiutare a superare eventuali ostacoli.

“Il percorso da compiere deve essere preventivamente verificato per valutarne la difficoltà – spiega Leonardo Paleari, dell’associazione ‘Il cammino possibile’ – Certi ostacoli, che un camminatore supera senza neanche badarci, possono diventare insormontabili o comunque molto difficili per la Joëlette. La Joëlette passerà facilmente ovunque passa una bici da montagna, ma naturalmente ogni ostacolo (gradini, tratti rocciosi, tronchi d’albero) richiede un maggiore sforzo”. Fondamentale è l’addestramento degli accompagnatori: tutti volontari, che prestano le proprie braccia e le proprie gambe per permettere a tutti di godere della bellezza della montagna. A questi volontari sono rivolti i corsi di “addestramento” promossi da diverse associazioni.

Se l’alpinismo “per tutti”, o meglio “condiviso”, com’è in questo caso, è diffuso soprattutto in Francia, anche in Italia sono sempre di più le associazioni che si dotano di Joëlette per rendere accessibili sentieri e percorsi in montagna. A livello europeo, fare da modello è la Handi Cap Evasion, che organizza trekking e “grandi traversate” in Francia e in altri paesi europei e non solo. Ora, in Italia, si svolgerà per la prima volta il raduno europeo di Joëlette, che chiamerà a raccolta utenti, associazioni e accompagnatori, per confrontare esperienze e idee per il futuro.

L’iniziativa sarà ospitata a Bolzano, nell’ambito del Festival del camminare in programma dal 23 al 25 maggio. Il 23 si svolgerà un incontro-dibattito, con scambio di esperienze tra le realtà che già operano con Joëlette in Italia ed Europa. Il giorno successivo, invece, sarà la volta dell’escursione “condivisa” con persone a mobilità ridotta.

“Una protagonista dello sport, Caroline Kostner, dopo aver vinto la medaglia olimpica, ha detto così: ‘La medaglia è bella, ma la cosa più bella è il cammino per arrivarci, sul quale tante persone mi hanno aiutato’. Quando si va in escursione con un disabile, questo lo si capisce subito: l’importante non è arrivare, l’importante è partire. Mettersi in cammino, anche su di una carriola, vuol sempre dire vivere meglio. L’escursione condivisa è quindi un’ ottima scuola di escursionismo”.

Ma cos’è l’escursione condivisa? “Non è una attività assistenziale, né in senso di volontariato benefico (non è “dare un po’ del nostro tempo”), né in senso tecnico – spiga Paleari – Non è la montagna-terapia vera e propria (che si occupa del disagio psichico), ma piuttosto una montagna-terapia in senso universale. Condividere l’escursione significa avere un compito che ci unisce, la montagna senza barriere, in cui ognuno mette la sua personalità, la sua volontà, le sue capacità, e il gruppo ha sempre in sé quello che serve per il cammino della giornata. Se la vetta della montagna risulta accessibile, ci si arriva; se non lo è, ‘il bello non è la medaglia, ma il cammino per arrivarci’.

Vogliamo andare verso un giorno in cui lo stare insieme a persone con disabilità non sarà più percepito come una forma di volontariato di una parte verso l’altra, ma sarà semplicemente vivere qualcosa insieme, partecipare alla stessa attività per ciò che rappresenta, senza barriere. Lo spirito dell’escursione condivisa – conclude Paleaeri – è quello di compensare le differenze di capacità fisica nella pratica dell’escursionismo. Naturalmente questo all’inizio non è facile. Ma dopo che si è iniziato, il resto lo fa la solidarietà, che ancora muove i cuori degli uomini, quando c’è un obiettivo comune, da raggiungere rispettando le capacità di ciascuno. E’ questo il valore aggiunto che possiamo dare alla nostra passione per la montagna”. (cl)

da Redattore Sociale del 15-05-2014

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