Dallo smartphone per sordo-ciechi ai vetri fotovoltaici

TORINO. Qualche anno fa l’avremmo chiamata fantascienza. Oggi è semplicemente tecnologia. Sotto questa etichetta finiscono ogni giorno migliaia di invenzioni capaci di cambiare, in meglio, la vita di tutti. I campi di ricerca sono infiniti: dalla chirurgia più avanzata, alle tecnologie che semplificano la gestione della casa, ai servizi per rendere le città sempre più “smart”.
I laboratori dove nascono idee e progetti sono quasi sempre i dipartimenti universitari e gli incubatori di start up, capofila nei rapporti tra atenei e imprese per trasformare i prototipi in prodotti commerciali. Torino, in questo panorama, recita la parte del leone con migliaia di ricercatori al lavoro su decine di progetti ogni anno.
“I vantaggi che la tecnologia è in grado di portare nella vita di tutti sono davvero enormi — spiega Federico Bussolino, vicerettore per la ricerca dell’Università di Torino — E parliamo di un innovazione incalzante che interessa campi diversi, ma soprattutto esami e procedure mediche».
Ci sono ricerche in grado di rivoluzionare davvero la vita. Una di queste porta la firma di Marco Indaco, 31 anni, appena uscito da un dottorato al Politecnico di Torino in ingegneria informatica dove tra gli altri progetti ha lavorato anche allo sviluppo dei Google glass per creare video-guide per sordi, un progetto presentato qualche mese fa al museo Egizio. Insieme ad un team di ingegneri, ora ha progettato Parloma, un telefono per persone sordo-cieche. «Queste persone possono comunicare solo con un linguaggio dei segni tattile e solo con qualcuno che sia fisicamente vicino. Con il nostro sistema invece possiamo riconoscere con delle telecamere il movimento nello spazio del messaggio recitato, e trasferirlo a due braccia robotiche che lo riproducono a distanza», spiega Indaco che con questa invenzione ha conquistato il secondo posto a livello nazionale del bando smart Cities under 30.
Innovazioni come questa, cambiano la vita ad un numero specifico di persone, ma altre sono in grado di proiettare nel futuro interi paesi. E’ il caso di Verrua Savoia che per sua fortuna conta tra i residenti Daniele Trinchero il direttore del laboratorio iXem del Politecnico, che dal 2004 si occupa di sistemi di telecomunicazione e tecnologia wireless. Tra le 1400 anime che vivono nel comune più orientale della provincia di Torino, l’età media è 70 anni, le connessioni telefoniche difficili e l’urbanizzazione dispersiva. «Abbiamo creato una copertura di rete su tutto il paese con una stazione radio-base e dunque senza bisogno di internet e telefoni — spiega Trinchero — E poi abbiamo distribuito un dispositivo che, in caso di bisogno invia un messaggio in Comune e dà il via alla richiesta di soccorso. Ora lo stiamo migliorando per fare
in modo che non sia nemmeno più necessario che il messaggio sia inviato dall’anziano ». Una tecnologia a basso costo, disponibile a tutti che rende più sicuri gli anziani e migliora anche la vita dei parenti che possono dormire sonni tranquilli.
Il processo di innovazione tecnologico, che si innesca con i prodotti nati sotto la Mole, sorprende anche per la sua velocità. In una sola settimana al campus Einaudi dell’Università di Torino sono stati sviluppati oltre 180 progetti nati nell’ambito del progetto Hackunito. Le squadre di ricerca, di norma, lavorano ad un prototipo dai 2 ai 4 anni e spesso da una singola ricerca si aprono decine di porte per nuove applicazioni. Proprio dalla copertura wireless di Verrua Savoia, ad esempio, è nato un esperimento di domotica assistita. Dalla rete centrale, gestita da ricercatori e studenti, il Politecnico sta lavorando ad un sistema per calcolare i consumi di acqua e luce nelle singole case a seconda delle abitudini degli inquilini. «Così siamo in grado di consigliare gli accorgimenti per ridurre sprechi e consumi», spiega ancora Trinchero.
In un mondo dove pare che tutto o quasi può essere comandato da un app sullo smartphone, la domotica va di gran moda: governare luce, riscaldamento e addirittura il dispenser delle crocchette di Fido è già una realtà.
La tecnologia applicata al risparmio energetico e alle energie sostenibili è uno dei campi più vasti in campo industriale ma anche domestico. Nel dipartimento di chimica dell’università di Torino sono stati messi a punto, ad esempio, dei vetri per le finestre che lasciano filtrare la luce ma che in realtà sono celle fotovoltaiche in grado di produrre energia pulita. «Sempre il dipartimento di chimica ha messo a punto delle pile in grado di immagazzinare l’energia prodotta dal sole o dal vento, trasformandola in idrogeno — spiega Bussolino — In questo modo le industrie possono conservarla e utilizzarla quando serve, senza sprechi».
Il grosso di queste tecnologie nascono nei laboratori universitari, crescono con la passione dei ricercatori e poi tentano il salto nella vita reale potendo contare, in Italia, su una rete di sostenitori non troppo vasta. In Piemonte ci sono le risorse dell’Ue, i fondi europei erogati dalla Regione e le grandi fondazioni. A volte, e soprattutto con le star up degli incubatori di idee, i partner sono anche aziende private dalla visione lungimirante.

di Carlotta Rocci

da La Repubblica del 17-05-2014

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