Disabili, Unitalsi Roma, “prigionieri” delle barriere architettoniche

ROMA. “Sono dati che ci devono far riflettere sulla necessità urgente di un cambio di passo culturale sul tema disabilità nella nostra città, a partire dalla garanzia dei diritti per le persone disabili”. Così Alessandro Pinna, presidente di Unitalsi Roma, definisce i dati raccolti dallo sportello “Roma per tutti”, creato dalla sottosezione Unitalsi della Capitale un anno fa, basati su un campione significativo di 1.000 famiglie con bambini disabili che si sono rivolte allo sportello. Dai dati, che riguardano famiglie con figli disabili da 0 a 16 anni, emerge che il 65% dei bambini disabili di Roma dichiara di avere le maggiori difficoltà con le barriere architettoniche, grave piaga della Capitale, dove le strade sono inadeguate, come altrettanto inadeguato è il trasporto pubblico. I nuclei in questione, nell’80% dei casi, sono familiari monoreddito, perché la quasi totalità delle mamme ha lasciato il posto di lavoro per seguire i figli. Il 15% delle famiglie dichiara di avere bambini con disabilità motorie e il 40% con bambini con disturbi della personalità e dell’apprendimento o con problemi di autismo.
Delle famiglie intercettate il 20% dichiara di avere grandi difficoltà nell’inserimento scolastico dei bambini, il 35% denuncia di avere problemi nell’ambito più strettamente sanitario, dove l’accesso alle cure migliori sembra un percorso difficile per le lungaggini del sistema. Il 65% dichiara di avere le maggiori difficoltà con le barriere architettoniche: un dato a cui occorre aggiungere che nei parchi pubblici non esiste nessun gioco accessibile ad un bambino disabile o strutture dedicate. Altro aspetto poco conosciuto è che nei grandi centri commerciali non esistono aree attrezzate o baby parking per bambini disabili, spesso anche nelle grandi multisala cinematografiche. Alla luce di questi dati, il 40% delle famiglie preferisce non fare uscire il proprio figlio disabile e frequenta solo ambienti familiari. Solo il 20% affronta le barriere architettoniche e la mancanza di servizi.

da SIR – Servizio Informazione Religiosa del 23-05-2014

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