Disabilita’, la denuncia di una mamma: ”Quei 24 gradini con mio figlio sulle spalle”

PORTICI (NA). Ventiquattro gradini possono trasformare la casa in una vera trappola: è quanto accade a Portici, a pochi chilometri da Napoli, dove vive Ciro, un ragazzo di 15 anni disabile al 100%, insieme alla sua mamma Donatella e al papà Raffaele. Non è facile immaginare cosa possa significare una rampa di scale per una famiglia come questa: e pare non comprenderlo neanche il comune di Portici, a cui più volte la mamma di Ciro si è rivolta, perché la aiutasse ad abbattere quelle terribili barriere. Così, qualche tempo fa, “ho deciso di girare un video, anche se mi piange il cuore mostrare mio figlio a tutti, mi pare di violentare la sua dignità. Ma sono pronta a tutto, pur di ottenere quello che ci spetta di diritto”. Come spesso accade in casi come questo, basterebbe un ascensore per risolvere un problema che sta diventando un dramma. “Io ho quasi 50 anni, Ciro pesa ormai 49 chili. Abbiamo il soggiorno e la cucina al piano terra, le camere e il bagno al piano superiore. Ci sono sei scalini dal giardino al soggiorno, 10 dal soggiorno alla cucina e altri 18 fino alle camere. Tante volte, ogni giorno, devo caricarmi Ciro sulle spalle, come un sacco di patate, perché solo così riesco a equilibrare il peso. Ho il femore bloccato, per colpa di questi sforzi continui. Ma non posso operarmi, perché Ciro non può fare a meno di me”.

La casa in cui la famiglia abita “è quella di mio padre, che la comprò nel 1969 e la divise tra i suoi tre figli. Spostarci da qui è impossibile, non abbiamo un soldo”. Donatella non lavora, perché “tutto il giorno mi occupo di Ciro”. Raffaele ha lavorato per 24 anni presso una ditta d’importazione, finché un anno e mezzo fa i mille euro al mese che guadagnava sono diventati una spesa eccessiva per l’azienda, che lo ha messo alla porta. “Ora ha rinnovato il libretto di navigazione, perché da giovane era marinaio. Ma finora, in un anno e mezzo, è riuscito a imbarcarsi solo un mese con la Caremar. Viviamo con l’accompagno di mio figlio, è lui che ci mantiene: 504 euro al mese. Quando ho pagato tutte le bollette, mi restano 50 euro per vivere. E il comune vorrebbe che mi accollassi anche le spese dei lavori!”. Lavori sempre più necessari, però, perché Ciro pesa sempre di più “e oltretutto capisce benissimo quanta fatica facciamo. E ne soffre”. Perfino gli assistenti sociali sono letteralmente fuggiti da una situazione fisicamente troppo impegnativa. “La cooperativa accreditata con il comune mi ha detto chiaramente che non mi manderà un assistente domiciliare finché non risolveremo la questione delle barriere. Prima, veniva una ragazza, per un’ora al giorno, ma ha resistito 6 mesi, poi si è tirata indietro”. Così, oggi, non è rimasto nessuno ad aiutare questa famiglia. “Lunedì ho incontrato per caso il sindaco, mentre accompagnavo Ciro a scuola. Gli ho raccontato la nostra situazione, ma mi ha risposto che i soldi non ci sono. E’ la stessa risposta che ricevetti quando presentai ai servizi sociali i quattro preventivi richiesti per l’ascensore: i soldi non ci sono. E noi come facciamo ad andare avanti così?”.

Ora, attraverso il video diffuso suo malgrado, la mamma di Ciro rinnova il suo appello alle istituzioni: “innanzitutto, chiedo che si risolva il problema delle barriere architettoniche. E poi che ci sia assicurata un’assistenza domiciliare adeguata, per almeno 3 ore al giorno. Se ancora non mi sono incatenata al portone del comune, è solo per rispetto verso la dignità di mio figlio. Ma ormai sono pronta proprio a tutto” (cl)

da Redattore Sociale del 20-05-2014

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